Omelia (02-04-2017)
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COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di Rocco Pezzimenti

1. Nel leggere il brano evangelico della resurrezione di Lazzaro, viene subito spontanea una considerazione: il Signore viene a portare la vita, la vita vera, quella che è capace di sconfiggere la morte e i suoi avversari prendono spunto dall'episodio per decidere di ucciderlo. Sembra quasi che tra il bene che dona e il male che priva di tutto non possa esserci dialogo, eppure il Signore cerca di sottrarre tutti al male, basta volerlo. Come lo vollero Marta e Maria che, appena il fratello si aggravò, "mandarono a dire a Gesù: Signore, vedi, colui che tu ami è malato". In lui il Signore ama tutti i malati, come ama anche noi quando abbiamo più bisogno di Lui.

2. Gesù voleva bene anche alle sorelle, ma "si trattenne ancora due giorni" e solo dopo tornò in Giudea. Non dimentichiamo che i suoi discepoli lo sconsigliavano di tornare lì, perché i suoi avversari avevano tentato di lapidarlo, ma Gesù ricorda loro che solo chi "cammina di notte inciampa perché la luce non è in lui". È la notte del peccato, come dirà a Giuda. Chi vive nella luce non deve temere neppure la morte tanto che il Maestro dice ai suoi discepoli esterrefatti: "Andiamo anche noi per morire con lui". Parla di morire la fonte della vita. Lo sapeva bene Marta quando disse: "Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto". Ora non ha più speranza nel presente, pure se sa che resusciterà nell'ultimo giorno.

3. Cristo ricorda di essere "la resurrezione e la vita, chi crede in me anche se è morto vivrà". Sembra quasi richiedere la fede, quella stessa richiesta che rivolge a noi di fronte alla morte d'un nostro caro. Quel "chi crede in me anche se è morto vivrà" è una rivelazione di certezza che chiede la nostra adesione di fede, anche se siamo disperati come era Maria che, come vide Gesù, gli cadde ai piedi. Il Signore vuole sapere dove hanno deposto il corpo e davanti al sepolcro piange. Anche qui vuole partecipare al nostro dolore e si commuove, mentre i soliti mormoratori non sanno dire altro: "Non poteva costui, che ha aperto gli occhi al cieco, fare anche che questi non morisse?". Ma il Maestro pare non ascoltarli.

4. Ordina di togliere la pietra e ad opporsi ora è la sorella: "Signore, già puzza". Gesù dovette insistere per vincere l'incredulità e poi ringraziò il Padre di fronte a quanti lo circondavano "affinché credano che tu mi hai mandato". Dopo ordinò a Lazzaro di uscire, benché fosse ancora legato. Quell'essere legati può essere inteso anche in altri sensi, come ci avverte san Paolo: "coloro che sono carnali non possono piacere a Dio". Dopo tutto è il peccato la causa della morte, "lo spirito però, a causa della giustizia, è vivo".

5. Paolo ha colto il senso di questa fede: se quello spirito abita in voi, "Colui che resuscitò Cristo Gesù da morte vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito, che abita in voi". È quanto è avvenuto in ognuno di noi nel Santo Battesimo, come ci ricorda il cero pasquale nell'estremo saluto che diamo ai defunti, purché Cristo abiti realmente in noi. Solo questa è la garanzia della vita, anche se moriamo, altrimenti è come camminare di notte, senza la luce della fede.