Omelia (02-04-2017)
don Luciano Cantini
Togliete la pietra!

Venga glorificato

Tutto il Vangelo di Giovanni ha un punto di attrazione, un orientamento di tutti gli avvenimenti raccontati come delle parole del Signore; questo punto di attrazione è indicato a volte come «l'ora» e a volte come «gloria» o glorificazione: è la manifestazione piena dell'Amore che si manifesterà sulla croce nella morte e resurrezione. È l'ultimo «segno» di una lunga serie che è iniziata a Cana di Galilea in cui è anticipato nel dono del vino il dono manifestato sulla croce quando dal fianco trafitto ne uscì sangue e acqua (Gv 19,34).

Anche la malattia dell'amico Lazzaro non è per la morte. Contrariamente alle nostre ansietà rispetto alle situazioni di malattia, di disagio fisico, al bisogno di soluzioni rapide Gesù temporeggia; noi misuriamo il tempo nell'ottica della cronologia, nel susseguirsi degli avvenimenti, Gesù misura il tempo come Kairos, momento opportuno (Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, chronos e kairos).

L'atteggiamento rallentato quando ci sarebbe stato bisogno e sollecito quando è accaduto l'inevitabile esprime il senso del racconto successivo: suscitare la Fede e agire per amore dell'amico a rischio della vita.

Gesù non ha fretta, tutto il racconto usa tempi lenti: il viaggio, la sosta fuori del villaggio, l'incontro con Marta prima e con Maria poi, il turbamento e il pianto. Gesù sa attendere i tempi di ciascuno, nel dipanare del chronos, quello che interessa è l'opportunità (Kairos) di aprirsi alla fede e alla vita che è per sempre.


Credi questo?

Di fronte alla morte rimaniamo sempre senza parole, quando non tiriamo fuori parole di convenienza o ci rifugiamo in formule di condoglianza ormai prive di senso. La morte lascia attoniti, riduce al silenzio, anche perché nella morte delle persone a cui vogliamo bene è anticipata la nostra morte. I giudei erano in casa con lei a consolarla, le parole di Gesù, invece, non sono consolatorie entrano nel profondo della vita per darne un'altra dimensione: la fede nella vita che è per sempre. Noi non viviamo per morire, ma per vivere.

La vita che abbiamo ricevuto ha come prospettiva l'eternità.


Togliete la pietra!

Tra la vita e la Vita - non è un gioco di parole - ci sono un'infinità di ostacoli, il più difficile da capire e da superare è la morte, con tutte le sue varianti e declinazioni. La morte non è un fatto istantaneo ma la compagna costante di tutta la vita: la malattia, il decadimento fisico, il dolore, le sofferenze, il distacco... sembra quasi che siamo dominati dalla morte al punto da affermare che si vive per morire. I riti per la sepoltura, la cura delle tombe, l'architettura cimiteriale tutto ci parla di una morte tenuta "strettamente" lontana; è certamente un ossimoro il mantenimento di una distanza da cui non riusciamo ad allontanarci; Gesù comanda di togliere la pietra di separazione, nonostante la reticenza e la paura di Marta, di sciogliere i piedi e le mani legati con bende.

Il passaggio dalla morte alla vita non è immediatamente comprensibile, va capito e calato nell'esistenza, chiede la responsabilità della vita che oggi stiamo progressivamente perdendo [droga, suicidio, omicidio, aborto, eutanasia, pena di morte...], chiede una consapevolezza capace di attenuare le indecisioni, superare i dubbi, bloccare le reticenze, ricomprendere la relazione con noi stessi e con Dio. La pietra più difficile la togliere è quella che ha trasformato il cuore: toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (Ez 36,26).