Omelia (26-03-2017)
don Maurizio Prandi
Un Dio capovolto

Quante sorpese e quanta ricchezza scopriamo nel volto di Dio che domenica dopo domenica ci si rivela. Qualcuno, alla condivisione sulla Parola venerdì, diceva: tutto è capovolto nel vangelo che abbiamo ascoltato:

- un uomo che non chiede nulla e al quale viene dato tutto

- chi crede di vedere in realtà non vede proprio nulla

- chi pensa di stare dalla parte giusta invece di contagiare costruisce muri

- chi investiga il mondo di Dio vede solo i peccati

- anche Dio in Gesù è capovolto


Un Dio capovolto perché invece di vedere i giusti, i perfetti, i sani che vengono da una ascendenza inappuntabile, vede gli scarti, quelli che nessuno vuole vedere. Il cieco lo conoscono tutti, in qualche modo richiama, per la sua condizione così dura anche l'attenzione dei discepoli, ma tutti "vedono" il suo peccato (o quello dei suoi avi). Gesù no. Gesù vede l'uomo! Si ferma, non passa, non tira dritto. Badate bene: non è stato chiamato, non è stato pregato eppure, si ferma.


Un Dio capovolto, perché non usa la materia prima più preziosa per fare i miracoli, ma un po' di fango, un po' di saliva e un po' d'acqua (che il cieco si andrà a cercare per altro). D'altronde, riguardo all'uso del fango e della saliva ci sono dei precedenti illustri fin dal giorno della Creazione.


Un Dio capovolto, perché non ha bisogno di raccontare per filo e per segno tutto quello che lui ha fatto per quest'uomo, il suo miracolo, il suo prodigio. Ma un Dio che propone di credere solo in base alla relazione, proprio come è successo domenica scorsa con la donna di Samaria: sono io, che parlo con te. Il miracolo non è vedere, ma è vedere, riconoscere Dio nella sua semplicità, nella sua vicinanza, nella sua Parola (accadrà anche al centurione sotto la croce quando lo riconoscerà nel modo di morire).


Un Dio capovolto perché cerca invece di essere cercato. E cerca non chi è dentro, ma chi è stato messo fuori, chi è stato scomunicato. Lo cerca senza l'ausilio di chissà quale mezzo o potere.
Un Dio capovolto, perché rispetto all'ordine che danno gli uomini religiosi a colui che era stato cieco, quello di dare gloria a Dio, capiamo che gloria di Dio non è la vittoria del precetto o la vittoria della regola o un peccato che ha bisogno di trovare il colpevole. Gloria (cioè "presenza") di Dio è un mendicante che si alza, un uomo con occhi e cuore che si riempiono di luce (E. Ronchi).


È la domenica della gioia questa quarta domenica di quaresima, si avvicina le festa di Pasqua, ed è

- Gioia di fidarsi della parola di uno sconosciuto, fidarsi quando ancora il miracolo non c'è, quando intorno c'è soltanto il buio.

- Gioia di fare la propria parte, di lottare, andando a cercare l'acqua di Siloe.

- Gioia di sapersi oggetto delle attenzioni di Dio.

- Gioia dell'essere toccati da lui come il cieco quel giorno, toccati ogni volta che tendiamo le mani per riceverlo: nei segni poveri, semplici del pane, del vino, dell'olio, della Parola.


Ma quanta fatica alle volte, e quanta tristezza:

- quando vedi che a qualcuno non interessano la persone ma i "casi"

- quando vedi che a qualcuno non interessa la vita che può risplendere o tornare a risplendere o potrà risplendere se ci sarà chi se ne prenderà cura, ma per un malinteso senso della giustizia o della religione si pensa che prima debbano venire "quelli che non hanno peccato"

- quando incontri chi sa tutto ma proprio tutto delle regole ma è analfabeta per quello che riguarda l'umanità e l'uomo in generale


Che bello il racconto che questo cieco fa di del Dio che in Gesù si rende presente: Dio non è la dove si espiano peccati di generazione in generazione, ma dove ci sono poveri che si alzano illuminando cose e persone. Ci è chiesta, credo, questa responsabilità: rendere luminoso il nostro sguardo e quello dei nostri fratelli, perché anche questo nostro mondo possa accendersi della luce di Dio.