| Omelia (26-03-2017) |
| don Alberto Brignoli |
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Mi ha aperto gli occhi Se avessi saputo che riacquistare la vista voleva dire suscitare tutto questo polverone, forse avrei scelto di rimanere cieco...e che diamine! Sottoposto a processo da parte del sinedrio, tacciato di peccato sin dalla nascita, espulso dalla sinagoga, i miei genitori - poveretti - richiamati ufficialmente dalle autorità religiose, addirittura una sorta di "diffida di popolo" nei miei confronti, con la gente che pensava che mi stessi spacciando per uno dei tanti falsi ciechi, invalidi solo per l'Inps... E tutto questo perché un sabato come tanti altri, mentre ero tranquillo a chiedere l'elemosina sotto il portico del Tempio di Gerusalemme, passa di lì uno dei soliti rabbini con il suo gruppo di discepoli e li sento fare sempre le solite domande: "Visto che è cieco dalla nascita, chi ha peccato? Chi ha colpa di questa nascita? I suoi genitori che non erano proprio persone irreprensibili, oppure lui nelle fasi anteriori alla nascita del disegno stesso di Dio?". Perché se salta fuori che la colpa è mia, è finita: vuole dire che sono cieco perché Dio mi ha reso cieco, e se sono così, è perché lui ha deciso di maledirmi così. Non sono altro che frutto della teologia della retribuzione: a ognuno il suo, benedizione e maledizione vengono dal volere di Dio, che benedice i giusti e maledice i malvagi, e non ci si può fare nulla. Io sono maledetto perché la mia cecità mi impediva di leggere la Bibbia, e quindi di conoscere Dio: non potrò mai sapere chi è Dio, come potrò lodarlo? Ma va bene così, io mi accontentavo di quei pochi o tanti spiccioli che guadagnavo mendicando, cosa mi importava di sottoporre i miei occhi a questo stress? E infatti, io non ho chiesto niente: questo qui, che poi ho scoperto sia chiamava Gesù, ha detto ai suoi discepoli che io ero così dalla nascita perché si manifestassero in me le opere di Dio, e che lui era la luce del mondo, e che bisognava approfittare della luce del giorno...sta di fatto che mi sono visto mettere del fango sugli occhi, che non è proprio quello che mi aspettavo come elemosina quel sabato al tempio, e poi mi ha detto di andare a sciacquarmi alla piscina di Siloe, che non è esattamente la cosa più semplice di questo mondo per un cieco, saranno cinquecento metri... Devo averli percorsi con la forza della disperazione, per togliermi di dosso quel fango che bruciava da matti: sta di fatto che appena mi sono lavato ho iniziato a vedere...almeno credo, visto che non so cosa volesse dire... Volevo solamente gridare la mia gioia, volevo cercare di specchiarmi nell'acqua della piscina per vedere finalmente il mio volto, volevo conoscere mamma e papà...e invece, ho visto subito gente estranea, di cui nemmeno conoscevo la voce, venirmi incontro per verificare se fossi veramente io. Qualcuno cercava anche di rubarmi l'identità, di negare che ero io: mi è toccato ribadirlo con forza, mi è toccato dire che "Io sono", quasi come se fossi Dio, il Dio dell'Esodo, affinché mi credessero. Continuavano a chiedermi come era possibile che mi avessero aperto gli occhi. Io non so come sia avvenuto: sta di fatto che lavando via quel fango, sono tornato dalla piscina di Siloe che ci vedevo. E qui sono iniziati i problemi. Non solo alcuni negavano l'evidenza, dicendo che io ero un imbroglione che sempre ci aveva visto; non solo altri mi volevano cambiare l'identità: addirittura mi condussero dai farisei e dai capi del popolo, i quali mi interrogavano senza accettare per buona alcune delle risposte che davo loro. Prima mi chiedono come mi ha guarito, poi mi dicono che è impossibile che mi abbia guarito perché di sabato non si possono fare guarigioni, poi mi vengono a dire che anche se mi ha guarito, è un peccatore perché è andato contro la legge del sabato. Poi, quando mi chiedono cosa penso di lui e io dico loro che per me è un profeta, vanno a chiamare i miei genitori perché a me non credono, perché anche io sono peccatore, secondo il loro concetto di Dio. Non ho neppure la possibilità di guardare in faccia mamma e papà, perché si defilano subito, per paura di essere espulsi dalla sinagoga se parlano bene di Gesù. Mamma e papà erano impauriti, e già da subito non vogliono più sapere di me: sono cattivo, e mi viene da pensare che con la guarigione io non avessi più bisogno di chiedere elemosine, e che quindi veniva meno la loro principale fonte di reddito... e allora, terminato con loro, se la prendono con me, e fanno di tutto per portarmi a negare che ho riacquistato la vista: insinuano addirittura che io mi prendo gioco di loro, che io - maledetto dalla nascita e ignorante sulla Bibbia - voglio insegnare a loro che sono dottori della legge. Io sinceramente fino a quel giorno avevo ben altri problemi da affrontare nella vita: e quei problemi, al di là delle elucubrazioni mentali, degli studi teologici e della poca o tanta cultura che ho rispetto a loro, si sono risolti in maniera chiara e senza tanti fronzoli: potrà anche darsi che Gesù non sia un profeta, ma io prima ero cieco e ora ci vedo. Sarà anche un peccatore, ma a me ha cambiato la vita. Sarà un bestemmiatore, uno che vuole sentirsi un Dio, ma a me ha aperto gli occhi, e questo lo testimonierò con la mia vita finché questa pagina del vangelo verrà letta lungo i secoli, in ogni parte del mondo. Quest'esperienza, mi ha fatto comprendere una cosa importante: che i veri ciechi non siamo noi che abbiamo problemi agli occhi e alla vista. I veri ciechi sono quelli che pensano di vedere perfettamente, fin dentro le profondità dell'anima, al punto di permettersi di giudicare gli altri e di bollarli come ignoranti, ciechi, stupidi, maledetti da Dio. Ma Gesù (l'ho sentito io quel giorno, quando è venuto ad abbracciarmi dopo che mi hanno gettato dal tempio) ha già emesso su di loro il proprio giudizio: "Sono venuto in questo mondo perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi". Speriamo che lui riesca a cambiare un po' questa mentalità sclerotica. Ma anche se non ci riuscirà, non è un problema: ha già cambiato la mia vita, per me è più che sufficiente così. |