Omelia (19-03-2017)
don Maurizio Prandi
Un Dio fuori posto, un Dio straniero!

La terza domenica di Quaresima apre, nell'anno A, un ciclo di tre incontri che Gesù fa. Siamo stati invitati a riconoscere Gesù come figlio di Dio (domenica scorsa), un Dio molto diverso da come magari ce lo aspettiamo (la domenica delle tentazioni). Ci viene ora data la possibilità di metterci, di volta in volta, in ascolto del grande mistero della persona di Gesù per scoprire i tratti del volto di Dio che rivela: la samaritana, il cieco nato, Marta e Maria e Lazzaro.

Il primo tratto, lo abbiamo definito così nella condivisione del venerdì sera: un Dio fuori posto. È vero e non ci avevo mai pensato. Di solito pongo l'accento sul fatto che Gesù incontra una donna samaritana, quindi straniera, ma in questo caso lo straniero è lui! È Gesù che ha attraversato la frontiera, è lui che si è recato "fuori". Un incontro bello perché libero, un incontro dove il giudeo rimane giudeo e la samaritana resta samaritana. Entrambi sono lì con la loro identità e con la loro verità. La verità, dice Gesù, è questa: la salvezza viene dai giudei, ma ancora una volta non nel modo in cui noi ci aspettiamo: la salvezza non viene dal tempio o dalla sua frequentazione e nemmeno dal pellegrinaggio sul monte Garizim; la salvezza viene da un Dio che dona e che si dona, la salvezza viene da quel corpo che Gesù offre, come sottolineavamo domenica scorsa.

Non soltanto un Dio fuori posto, ma anche un Dio stanco, affaticato, un Dio che si presenta com un uomo qualunque, con i limiti ed i problemi di chiunque, che è stanco, che ha sete, che non ha i mezzi e aspetta qualcuno che attinga per lui l'acqua. Un Dio che in Gesù mette i suoi bisogni nelle mani di questa donna, un Dio anche disorganizzato se volete (ridendo un po' venerdì sera alla condivisione dicevo che la donna avrebbe potuto anche pensare: ecco lì, il solito uomo disorganizzato che viene al pozzo e nemmeno sa come fare per bere!)

Abbiamo già capito che Gesù ci rivela il volto di un Dio che non si preoccupa per sé ma che dona: se conoscessi il dono di Dio, un Dio generoso che dona acqua viva, che altro non è che la sua stessa vita. Conosciamo il volto di un Dio che dona tutto quello che ha.

Un Dio che apre, che dice quanto è importante cominciare a parlarsi perché giudei e samaritani proprio non lo facevano: i giudei infatti, non hanno rapporti con i samaritani. Mi piace questo: da una religione che chiude, che separa, che dice o Garizim o Tempio ad una religione che è incontro. Da uomini e donne semplicemente religiosi, schematicamente religiosi, alla "accoglienza di un amore che non può essere limitato a pochi, ma destinato a tutti!" (S. Xeres)

Sempre durante la condivisione è emersa l'importanza della figura di questa donna; sono importanti le sue domande: da quelle più semplici e concrete (non hai un secchio... come fai?), a quelle più complicate: chi è il vero Dio? quello del monte o quello del tempio? dove lo posso incontrare? Domande che dicono che questa donna non viveva superficialmente, che Dio non era a lato della sua vita, che stava aspettando, attendendo di incontrare qualcuno che potesse aiutarla a dare una risposta. E questa risposta la riceve, tanto è vero che lascia lì la brocca (eppure era andata lì per quello, per prendere l'acqua); la lascia perché ha trovato qualcuno che semplicemente l'ha guardata, l'ha messa in contatto con la sua verità, e senza giudicarla le ha fatto capire che lei non era i suoi sbagli, i suoi errori e questo merita di essere detto a tutti! Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto! Forse ha raggiunto la libertà più grande, quella di raccontarsi. Se Dio non mi ha giudicata, perché devo aver paura del giudizio degli altri? Qualcuno venerdì diceva: dal Dio della bacchetta magica al Dio che mi svela a me stesso, mi fa uscire e non mi fa nascondere. È il Dio che ci chiede di non avere paura, perché se avesse avuto paura non ci sarebbe stato annuncio, non ci sarebbe stato vangelo.

E così dalla parola che è testimonianza si è passati alla Parola di vita: noi stessi abbiamo udito e quindi crediamo.

Vi lascio alcune righe di Saverio Xeres che scrive: è probabile che questo modo di essere e di fare di Gesù (e di Dio in lui) possa darci un po' fastidio e suscitare qualche dubbio, a noi come agli apostoli. Pensare che Dio sia così generoso e universale può inquietare tutti quelli che ritengono di essere dalla parte giusta e si impegnano per essere minimamente fedeli alle pratiche di culto, alle regole morali. Perché se Dio è anche per gli altri a che serve? Vale la pena impegnarsi? Cosa ci si guadagna? L'unico modo autentico di essere religiosi non consiste nel dare qualcosa a Dio ma nell'aprirsi a lui e da lui accogliere, e condividere la sua mentalità, facendo della sua volontà, ossia del suo desiderio di donarsi a tutti, lo stile quotidiano della nostra vita. Allo stesso modo in cui Gesù, di tale volontà di Dio, faceva il proprio cibo!