Commento su Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45
Nella quarta domenica di Quaresima Gesù ci veniva presentato quale luce che illumina il cammino di ogni battezzato e attraverso il miracolo della guarigione del cieco nato ci veniva svelato il significato del perché Cristo sia la nostra luce.
Il cieco vede la luce quando si lava nella piscina di Siloe che significa inviato, cioè attraverso la luce diventa l'inviato del Signore perché riconosce il Cristo.
In questa quinta domenica di Quaresima la liturgia della parola ci presenta Gesù che ci dice: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me non morirà in eterno".
Con l'episodio della risurrezione dell'amico Lazzaro Gesù ci vuole spronare ad uscire dai "sepolcri che ci siamo costruiti", dalla mediocrità che ci rende tranquilli, che non ci impegna e ci invita ad uscire alla luce, alla vita.
Cristo nel vangelo ci viene proposto con tutta la sua forza di salvezza e ci presenta la vittoria della vita e della sua risurrezione sulla morte. La speranza cristiana ci rende consapevoli che la vita continuerà anche dopo la morte umana, ma la salvezza incomincia già da questa vita e questo dipende da noi.
Per mezzo della fede crediamo nel Cristo, la sua luce in noi ci rende liberi e ci dona la vita.
Nella prima lettura il profeta Ezechiele si rivolge ai deportati in Babilonia che non hanno più speranza e ricorda loro che Dio ricondurrà il suo popolo nella loro terra. Il Signore Dio dice infatti al suo popolo che aprirà i loro sepolcri e li farà ritornare a riposare nella terra di Israele. "Metterò nei vostri cuori il mio Spirito e riconoscerete che io sono il Signore, il vostro Dio. L'ho detto e lo farò".
Il ritornello del salmo responsoriale è preso dal salmo 129/130 "Il Signore è bontà e misericordia". Nei versetti il popolo comprende che il Signore non si ferma alla colpa, ma che è misericordioso per tutti. La preghiera del popolo sgorga dal profondo del cuore e spera che il Signore lo ascolti. L'anima del popolo attende il Signore più delle sentinelle l'aurora, attende il Signore perché con la sua misericordia redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Nella seconda lettura l'apostolo Paolo parlando ai Romani ricorda che quelli che sono dominati dalla carne non possono piacere a Dio, ma quelli che hanno in loro lo Spirito di Dio non possono essere dominati dalla carne; solo chi ha lo Spirito di Cristo appartiene a lui.
Per mezzo del battesimo siamo diventati figli di Dio e abbiamo in noi il suo Spirito ed allora colui che ha
risuscitato Gesù resusciterà anche i nostri corpi mortali.
Nel lungo brano di vangelo l'apostolo Giovanni ci ricorda come Gesù sia il Signore della vita e della morte. Il racconto della morte di Lazzaro comincia a Betania, il villaggio dove abitavano le sorelle di lui, Marta e Maria, che mandarono ad informare Gesù della malattia del fratello.
Gesù fu turbato dalla notizia, ma ai discepoli disse che quella malattia non avrebbe portato alla morte, ma era venuta perché si manifestasse la gloria di Dio e perché suo figlio venisse glorificato.
Dopo due giorni dalla notizia Gesù disse ai discepoli: "Andiamo in Giudea". I discepoli non erano d'accordo perché erano appena tornati dalla Giudea dove volevano lapidare Gesù. Gesù però disse loro di essere contento di non essere stato presente quando l'amico era morto, perché così essi potevano credere.
Molti Giudei erano venuti dalle sorelle per consolarle della morte del fratello essendo Betania a soli tre chilometri da Gerusalemme: Marta, sentito che Gesù arrivava, gli corse incontro e gli disse: "Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto" e Marta pianse. Al contrario Maria era rimasta seduta in casa. Gesù le disse: "Non ti ho detto che se crederai vedrai la gloria di Dio?" Condussero Gesù dove avevano sepolto Lazzaro e Gesù, profondamente commosso, ordinò di togliere la pietra tombale e alzati gli occhi al cielo disse: "Ti ringrazio, o Padre, perché mi hai ascoltato, io so che tu mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per quelli che sono presenti, perché sappiano che tu mi hai mandato". Chiamò allora a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori", e ordinò di slegarlo e di lasciarlo andare. Molti Giudei, vedendo quello che Gesù aveva fatto, credettero.
Nel racconto ascoltiamo la profonda commozione di Gesù per la morte dell'amico, il quasi rimprovero di Marta che crede nella risurrezione nell'altra vita, ma non già in questa vita, la posizione di Maria che resta in casa e attende in silenzio, i giudei che accorrono e seguono Gesù.
Ci troviamo di fronte ad un episodio in cui nella vita degli amici di Gesù irrompe la malattia e la morte e soprattutto il miracolo per la gloria di Dio.
Marta sa che un giorno risorgeremo, ma non comprende che Gesù è presente già da quel momento in mezzo a loro. "Io sono la risurrezione e la vita" dice il Signore, infatti avviene prima la risurrezione e poi la vita durerà per sempre.
Lo stesso Paolo scrive che da morti che eravamo a causa del peccato Dio ci ha risuscitati alla vita della grazia attraverso il Battesimo. La risurrezione è quindi per la vita di ciascuno di noi oggi e solo con essa arriveremo alla vita che dura eternamente.
Gesù dice a ciascuno di noi: "Io ci sono, io sono la risurrezione, sono la luce che illumina il buio dei vostri momenti difficili, la speranza rinascerà nei vostri cuori".
La presenza del Cristo in noi è una forza viva che ci trasforma, che ci rende capaci di affrontare le avversità di cui la nostra vita è piena, ma con lui il domani non ci può apparire invivibile. Sappiamo che lui c'è e tutto ciò che avviene per noi, col senno di poi, risulta essere il meglio, affinché possiamo rimetterci sulla sua strada e con lui realizzare quel progetto di amore che ci porterà alla salvezza.
Per la riflessione di coppia e di famiglia:
- Il Signore ci dice: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me non morirà in eterno": come realizziamo nella nostra vita queste parole di Gesù?
- Per mezzo della risurrezione di Cristo anche noi risorgiamo da tutte le nostre negatività e possiamo così vivere la nostra vita secondo la sua parola?
- Nel vangelo ci vengono presentati molti miracoli compiuti da Gesù perché il popolo credesse che lui era veramente il Figlio di Dio. Noi crediamo che i miracoli avvengono ancora oggi nel cuore delle persone?
La notizia della malattia e della morte dell'amico Lazzaro turba profondamente Gesù e lo chiama una seconda volta alla vita: siamo capaci di dare agli altri vera amicizia o la pretendiamo egoisticamente?
- Marta conosce la scrittura, ma non comprende che è la presenza del Cristo che salverà il fratello Lazzaro. Sentiamo la presenza del Cristo nella nostra vita quotidiana o la percepiamo solo nei momenti liturgici o di preghiera?
- Crediamo nella risurrezione del Cristo? Quali le nostre certezze?
Gianna e Aldo - CPM Genova