Omelia (13-03-2005)
don Bruno Maggioni
La promessa che vince la morte

Il lungo racconto della risurrezione di Lazzaro è scritto indubbiamente con molta arte. Molti gli aspetti che si potrebbero sottolineare. Ritengo però che il punto nodale sia la sovrapposizione di due vicende: Lazzaro abbandonato alla morte e Gesù abbandonato alla Croce. Il racconto inizia con un appello delle sorelle: «Signore, colui che tu ami è malato». Ma per accogliere questo appello, Gesù deve ritornare in Giudea mettendo a repentaglio la propria vita. È questa la coincidenza che Giovanni sfrutta per sovrapporre le due vicende. Ambedue sono per l'uomo uno scandalo. Gesù ama Lazzaro (questo motivo è ripetutamente sottolineato) e tuttavia lo lascia morire: perché? Ognuno comprende che si tratta del mistero dell'esistenza dell'uomo: una promessa di vita che poi pare smentita, una promessa di Dio che poi sembra contraddirsi. Un mistero inquietante, che in nessun modo va attenuato. Anche Gesù ha pianto di fronte alla morte dell'amico, come ha provato smarrimento di fronte all'imminenza della Croce. La morte, come la Croce, continua a rimanere qualcosa di incomprensibile: sei di fronte al Dio che dice di amarti e tuttavia sembra abbandonarti. Gesù piange, dimostrando in tal modo di amare Lazzaro profondamente. Ma ecco la domanda: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva far sì che questi non morisse?». È la domanda dei presenti ed è anche la nostra domanda.
Ma la stessa domanda, oserei dire ingigantita, si propone anche per la Croce di Gesù. Se Gesù è Figlio di Dio, amato da Dio, perché è abbandonato alla Croce? Se Dio è con lui, non dovrebbe accadere diversamente?
E così il mistero dell'esistenza dell'uomo, amato da Dio e tuttavia abbandonato alla morte, si rispecchia e si ingigantisce nel mistero della Croce di Gesù. Ma anche si risolve. Perché c'è vedere e vedere, e della Croce, come dell'esistenza dell'uomo, sono possibili due letture. C'è lo sguardo privo di fede di chi si arresta allo scandalo, e vede nella morte dell'uomo come nella Croce di Cristo il segno del fallimento. E c'è lo sguardo che si apre alla fede e supera lo scandalo, e vede che nella Croce di Gesù splende la risurrezione, come nella morte dell'uomo. E questo è davvero per i cristiani un punto fermo: se si vuol trovare nella storia e nella vita un senso, occorre saper vedere nella Croce di Cristo la gloria di Dio. Non è possibile diversamente. Con questo preciso richiamo al mistero dell'esistenza dell'uomo - che nel mistero della Croce di Cristo si rispecchia, si ingigantisce e si risolve - possiamo concludere anche la nostra lettura. Giovanni ha saputo trasformare l'episodio di Lazzaro in un discorso altamente teologico, e proprio per questo anche esistenziale, rivolto a ogni uomo che ha il coraggio di porsi l'interrogativo sull'esistenza.