| Omelia (27-02-2005) |
| don Girolamo Capita (giovani) |
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Dammi da bere Ognuno di noi è portatore di una storia, è alla ricerca di qualcosa che sia importante per la propria vita. A volte non stiamo bene finché quel qualcosa non lo abbiamo trovato, ma a volte può darsi anche che ci incaponiamo nella ricerca di qualcosa che ci fa stare bene solo fittiziamente e temporaneamente, mentre riusciamo a realizzare solo disastri dentro noi e intorno a noi. Ho conosciuto persone molto giovani, tra i venticinque anni e i trenta, con alle spalle già un matrimonio fallito e con bambini da crescere. A volte sono persone tristi e scoraggiate, si sentono messe da parte dalla comunità cristiana, avvertono un disagio, ma hanno una gran voglia di ricostruirsi la vita, di riconquistare la felicità perduta. Ho conosciuto persone che sono tristi, e a volte demotivate nonostante un buon lavoro e una bella famiglia. Mi hanno parlato alcuni giovani che portano dentro la storia di una famiglia che ogni giorno vive sull'orlo del fallimento per i problemi dei genitori, e i problemi non erano di ordine economico e né di tipo affettivo, ma relazionale! Dicevo che ognuno di noi è portatore di una storia, è alla ricerca. Naturalmente ho incontrato giovani ricchi di entusiasmo, di energia vitale, di forza d'animo e di amore, con una ricchezza interiore tale da essere trascinatori e seminatori di gioia, speranza per il presente e per il futuro. Ma il vangelo di questa domenica mi fa pensare alle persone portatrici di storie spezzate, di fallimenti vissuti, di sofferenza, ma anche alla ricerca di un successo, di una felicità che la loro vita sembra aver smarrito. La samaritana è una donna lacerata da continue crisi famigliari, alla continua ricerca di qualcosa o di qualcuno che possa ricolmarla di attenzioni, di amore, che possa renderla finalmente felice. È discriminata dalla sua gente, costretta a recarsi al pozzo di Sicar a mezzogiorno per evitare spiacevoli incontri, critiche, giudizi! Gli altri sono solo buoni a giudicarla, a criticarla, ma forse nessuno è disponibile ad ascoltarla, ad incontrarla, ad entrare nel suo dramma, ad offrire condivisione. Un vecchio e brutto atteggiamento di noi cristiani era così, eppure Gesù non ce lo ha insegnato perché non lo ha mai fatto. Inoltre la povera samaritana, discriminata dai suoi, era pure costretta a vivere secondo gli schematismi discriminatori esistenti tra giudei e samaritani, tra uomini e donne. Perciò quando si reca al pozzo e nota che quell'uomo - giudeo, non solo non si allontana, ma sembra attenderla e addirittura gli rivolge la parola dicendole: "dammi da bere", lei resta meravigliata. Quell'uomo non la discrimina, non la giudica, conosce il suo dramma, desidera entrare nel suo cuore lacerato e sofferente, l'ascolta, le chiede con dolcezza, le sconvolge la vita, le promette un'acqua viva, la invita ad attingere non acqua dal pozzo di Sicar, ma direttamente dal suo cuore. L'acqua che troverà nel cuore di quell'uomo che lei scoprirà essere il Cristo, il Messia, diventerà in lei sorgente che zampilla per la vita eterna. Carissimi voglio farvi notare due elementi di questo meraviglioso incontro, che infondono in me speranza e coraggio. 1) Gesù si presenta stanco, assetato e irriconoscibile per la sua apparenza, ma nella sua profonda identità è energico, è la fonte, è il Cristo. 2) Aspetta e chiede da bere proprio alla samaritana, donna portatrice di una storia drammatica. Qualunque possa essere il dramma che ciascuno di noi vive, Gesù può aprire nel nostro cuore una sorgente da cui far scaturire l'acqua viva del Suo Amore che in noi sarà sorgente zampillante per la vita eterna. Ciò mi fa considerare che per tutti c'è speranza di trovare la felicità, anzi di accoglierla come dono, a condizione che non ci si chiuda nel proprio dramma, ma che si abbia il coraggio di ricercare, di ascoltare, di accogliere, di aprirsi alla novità dell'incontro con colui che all'apparenza può sembrare uno straniero, un forestiero, ma che in realtà è Gesù. A volte, crescendo ci si dimentica di averlo incontrato Gesù, forse da bambini, ma ora è diventato straniero. No! Lui c'è, ti aspetta, desidera incontrarti perché già conosce la tua storia, non ti giudica, non ti discrimina, vuole donarti la felicità. Si, ma io sono divorziato, sono convivente, sono assuefatto dal piacere del fumo, dell'alcol o da altro, non c'è speranza! No questa è la sconfitta di chi si chiude, Gesù dona la sua vittoria a chi si apre. L'ultima considerazione è che noi sacerdoti, e voi cari giovani ricchi di gioia, entusiasmo, voglia di vivere la vita, perché già è in voi l'amore di Cristo Risorto, e che continuamente attingiamo alla fonte sacramentale, per mantenere viva la nostra fonte, abbiamo la missione di incarnare quell'uomo giudeo che incontra la samaritana, per accogliere, condividere e dare speranza. |