Omelia (06-03-2005)
don Girolamo Capita (giovani)
Il cieco nato

Sebbene il vangelo di questa IV domenica di quaresima voglia presentare il cammino di fede che il cieco nato compie nel riconoscere progressivamente nell'uomo Gesù, prima un profeta e poi il Figlio dell'uomo, il Signore, come fu il cammino della samaritana, io vorrei soffermarmi ancora una volta sull'incontro personale di Gesù con il cieco cercando di riflettere sulla condizione del cieco. Il vangelo ci da una descrizione lapidaria ma essenziale del cieco. È una persona che sin dalla nascita non ha mai visto il "volto" della mamma, del papà, gli svariati colori della natura. Da grande è costretto, per vari motivi, a vivere facendo il "mendicante". Anche questo uomo vive nella sofferenza, lui non vede per difetto nativo, ma gli altri perché non lo vedono, pur avendo dei buoni occhi? Persino i discepoli, coloro che sono alla sequela di Cristo, che hanno lasciato tutto, non lo vedono! Sì, loro sono intenti a fare discorsi dottrinali, alla stregua dei dotti del tempo. Di chi è la colpa, chi è che ha peccato perché gli sia capitata una tale sventura dalla nascita? Sarà sua, sarà dei genitori, sarà di.....? Inoltre mi chiedo se i suoi genitori o i suoi cari abbiano fatto qualcosa per alleviare la sofferenza del povero mendicante o non ne approfittano del ricavato della sua questua? Il vangelo ci dice che sono dei fifoni, hanno paura dei giudei, perché quando sono interrogati, si deresponsabilizzano dicendo chiedete a lui, è grande ha l'età? Povero cieco! Vorrei tanto sapere il suo nome, conoscere il suo volto? Da qui la mia considerazione circa la sua situazione personale - sociale. Lui soffre, non è curato, è affidato alla sua sorte, molti che vedono non si accorgono della sua presenza, altri ne approfittano per parlare sulla sua situazione. Chi lo accoglie? Chi gli dona un po' di bene? A stento qualcuno gli fa l'elemosina. Oggi è importante non lasciare soli, abbandonati al loro "destino", non rassegnati, coloro che nascono colpiti da una infermità sin dalla loro nascita. A volte anche loro potrebbero chiedersi: "ma di chi è la colpa se io sono nato così". A volte siamo noi, famiglia, agenzie educative primarie, parrocchia, sacerdoti, cristiani a non vedere e a non capire! Quanti di loro sono arrabbiati con se stessi, con i loro cari, con il mondo, con Dio, perché lasciati vivere da soli e abbandonati al loro destino, quanti avrebbero voluto non nascere? Non di rado mi capita di incontrare persone quasi rassegnate per la loro disabilità! Lasciandoli soli noi li abbiamo già dato un destino, quello che noi abbiamo deciso per loro. Ma ho incontrato anche chi pur nella sua disabilità mi ha saputo donare amicizia, affetto e mi ha fatto incontrare Cristo, specie nella mia adolescienza. Ricordo con affetto un caro amico che tuttora mi chiama per telefono, e si preoccupa di me! Allora mi chiedo il perché? Ci sono forse solo alcune ciambelle che non escono con il buco oppure.... Vedendo lo stile di Gesù forse si può intravedere una chiave di lettura che potrebbe aiutarci a rispondere ai tanti perché? Innanzitutto Gesù non si ferma al discorso dottrinale, la disabilità del cieco nato, non è questione di peccato... ma ci coinvolge nel compiere le opere di Dio e perché anche in lui si manifestassero le Sue opere. Dunque mi son chiesto qual è l'opera di Dio? Vedo cosa fa Gesù. Il cieco non può vederlo, il cieco non l'ha nemmeno chiamato o cercato (nota bene). Gesù dopo i discorsi, agisce e questo suo agire è l'invito a fare come lui! Gesù lo vede, con gli occhi della vista e quelli del cuore, lo cura ma gli dice: " va a lavarti alla piscina di Siloe". Quanti significati ci sono qui da cogliere per la vita e per la fede!!! Poi l'uomo pur essendo cieco è chiamato a diventare protagonista della sua vita, e della sua fede iniziale, germinale, collaborando, facendo, impegnandosi in qualcosa che, lui nonostante il permanere della sua cecità, può ed è in grado di fare autonomamente. Poi la gioia indicibile del successo, la sua risposta collaborativa all'opera di amore di Cristo gli apre gli occhi a una vita nuova! Anche qui non c'è la condivisione della sua gioia da parte degli altri, farisei, genitori, anzi viene ricercato per giudicare e per condannare Colui che agendo ama, e amando agisce! Nonostante ora non sia più cieco continua ad essere cacciato e rifiutato. È ancora Gesù che lo cerca. Questa volta ciò che gli chiede è la risposta di fede. Il nostro caro amico, ormai si lascia contagiare da Gesù, per lui non ci sono dubbi è il Signore. Ora accade anche per lui ciò che accadde per la samaritana. Ora in lui si manifestano le opere di Dio. Ora l'amore ricevuto viene ricambiato, ora l'amore chiama alla fede e al nuovo impegno di sequela. Ora il nostro caro amico può nella fede annunciare e vivere l'amore che solo Cristo gli ha donato, sperando che lui diventi con Cristo, il riflesso di coloro che amando riescono a condividere e a far vedere! Ora tocca a te...., a me...., a noi, vedere e vedere bene.