Omelia (12-02-2017)
don Maurizio Prandi
Un cuore giovane

Siamo all'interno del "discorso della montagna" e delle parole rivolte a Gesù dai suoi discepoli e quindi anche a noi, parole tese ad indicare quella che Gesù ci dice essere la giusta direzione per vivere una vita bella.


Parole non semplici quelle che ci rivolge, nel senso che possono complicarci la vita. Gesù ci mette in guardia dal credere di poterci mettere la coscienza in pace rispettando le regole. Le regole sono importanti ci dice, ma c'è di più! C'è di più perché rispettare le regole è facile, ma Gesù non sogna una comunità che si senta a posto soltanto per aver rispettato alcuni adempimenti, o meglio: è più facile rispettare le regole che mettersi in ascolto del cuore di Dio! E' più facile restare all'esterno che andare al cuore! Forse potremmo sintetizzare così l'ascolto di questa domenica.


Venerdì alla preghiera sono state dette cose per me importanti, ad esempio questa: Gesù vuole una comunità dal cuore giovane. Ci sono parole, dice Gesù, che sono state rivolte agli antichi, ma per capirle bene, fino in fondo, è necessario un cuore giovane, perché se ti fermi alla lettera di quelle parole anche il tuo cuore sarà antico!


Avete inteso che fu detto agli antichi... Ma io vi dico! Gesù ci invita a non accontentarci di quel comando inteso in modo antico, di quella parola, perché il rapporto, la relazione con i tuoi fratelli va molto al di là dei gesti estremi che si possono compiere. Non accontentarti di quella parola intesa in maniera antica, perché la donna, l'uomo che la bontà di Dio ha posto sul tuo cammino è qualcosa di così grande e di così bello che soltanto sognandola/o con gli occhi di Dio potrai comprenderla/o fino in fondo. Non accontentarti di quella parola che intesa in modo antico ti obbliga a dare garanzie per attestare la verità e l'onestà delle tue parole e intenzioni. No, è necessario passare dal giurare al non mentire mai, perché la tua parola e la tua vita vadano di pari passo, camminino insieme e siano parole e gesti puri, trasparenti, e non ci sarà bisogno di "giurare".


Avete ascoltato che ancora una volta Gesù ci propone una meta bella: il Regno dei Cieli e il regno non si conquista né si raggiunge seguendo delle regole, ma il Regno dei Cieli è andare oltre! Ripeto: osservare delle regole può essere facile se teniamo il cuore, l'anima distanti da queste (è il rimprovero che Gesù faceva ai farisei). In una vita piena, in una vita bella (il Regno appunto), non entri a forza di adempimenti, non entri a forza di questo mi compete, questo non mi compete. Un esempio banale: se io penso che il mio rapporto con i bimbi e i ragazzi del catechismo si fermi all'ora in cui li incontro, ho perso un'occasione! Se arrivo alle 14.58 e vado via alle 16.01, ho adempiuto, ma al tempo stesso ho perso un'occasione.


Perché Gesù dice queste cose? Perché è importante osservare la Legge di Mosè (alla quale Gesù non toglie nulla) o perché è importante andare al cuore delle cose e delle parole? Forse per compiacere Dio? Venerdì sera qualcuno ha detto una cosa importante: ciò che conta è trovare se stessi, e tu ti trovi, ti conosci non quando ti accontenti di rispettare una regola, ma quando avverti che anche un gesto sgarbato o sprezzante hanno lo stesso peso di una coltellata.


Una delle domande che ci facevamo venerdì sera era questa: ma qual è la chiave che ci può aprire a questo modo nuovo di vivere che è un modo pieno, bello; io provo a dire per me: la chiave è vivere la normalità delle cose. Devo capire che la vita è vita al di là dei momenti speciali o particolarmente significativi, perché tutto ma proprio tutto mi parla. Se continuo a pensare ai momenti magici rimarrò uno che non riuscirà mai a dare una carne ai propri sogni, uno che non riuscirà a dare compimento. Trovare la chiave credo sia il compito di ognuno di noi e lo spunto che leggo in controluce nel brano di vangelo che abbiamo ascoltato, mi porta ad investigare la vita di tutti i giorni, fatta di uomini e donne che hanno il loro vissuto, fatta di relazioni, di capacità di costruire fraternità, di more tra un uomo e una donna, di un uso delle parole che deve essere sincero e trasparente.


Continuando anche la riflessione che da due settimane abbiamo cominciato sulla necessità di cambiare lo sguardo, è necessario gettarsi dietro le spalle quel modo antico e disumano di guardare l'altro che Gesù denuncia con tanta forza: l'odio, l'interesse, il possesso, il rifiuto, il giudizio. Giovedì prossimo, nel vangelo che ascolteremo, avremo la possibilità di sentirci fare da Gesù una domanda: Cosa vedi? A Gesù piace che noi possiamo assumerci la responsabilità dei nostri sguardi come quel giorno, quando si è fermato a casa di Simone: vedi questa donna? Tu vedi un peccato Simone, io vedo una donna, una donna capace di amare, capace di porre dei gesti altissimi. Ancora una volta Gesù ci invita a cambiare il nostro sguardo, a guardare con i suoi occhi, con il suo cuore.