Omelia (12-02-2017)
padre Antonio Rungi
Gesù maestro ci prende per mano nella vita morale

Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome. (Sal 31,3-4). Inizia con la citazione del Salmo 31, la liturgia della parola di questa sesta domenica del tempo ordinario, con il chiaro intendo di affidare la nostra vita nelle mani di Dio, in tutte le situazioni, liete e/o tristi della nostra esistenza terra. L'antifona d'ingresso, infatti, con la quale introduciamo la celebrazione eucaristica si riporta, oggi, al senso più vero del nostro vivere e camminare nel tempo.


La prima lettura di questa domenica, tratta da uno dei libri sapienziali dell'Antico Testamento che va sotto il nome del Siracide, ci offre una visione dell'esistenza umana in chiave prettamente realistica, nella quale sono valutati i vari aspetti dell'esistenza terrena: la vita, la morte, il bene e il male, la natura, la legge. Il tutto inquadrato in un riferimento imprescindibile alla sapienza che viene dal cielo, che viene da Dio. Questo grande e forte che conosce il nostro cuore ed opera per il nostro vero bene, ci indica la strada per vivere nella grazia ed allontanarci dalla via del peccato.


Sullo stesso tono è il salmo responsoriale, che in questa liturgia festiva è tratto dal ben noto e recitato salmo 118, nel quale c'è un invito esplico a vivere nella legge del Signore, che è via maestra per la felicità in questa terra e in vista dell'eternità.


Chiaramente per raggiungere la meta del nostro cammino è necessario far ricorso alla vera sapienza, che San Paolo Apostolo, nel brano della seconda lettura di oggi, pone in Cristo. Gli scellerati, coloro che non hanno capito nulla della vera saggezza umana hanno messo in croce Gesù. Sono gli stolti di allora e di sempre. I veri sapienti si pongo alla scuola di Gesù Crocifisso e da questo Maestro vero apprendono il linguaggio dell'amore e della misericordia. In questa sapienza della croce possiamo andare al fondo della comprensione della nostra vita e della vita del mondo, perché leggiamo l'esistenza nella prospettiva della croce e della redenzione operata da Gesù Cristo, mediante la sua morte e risurrezione.


Questa sapienza del cielo ci aiuta a trasformare la nostra vita in un inno perenne all'amore, alla misericordia e al perdono, superando le concezioni di una religione o di un modo di pensare ed agire che attinge alla legge della vendetta, del taglione, del far pagare agli altri i propri ed altrui errori. La logica nuova del vangelo che Gesù ci propone, nel brano di oggi, tratto dal Vangelo di Matteo, in cui Gesù afferma con parole precise che Egli non è venuto ad abrogare la legge antica, di portarla a perfezionamento e completamento. Per cui, nel mistero della Redenzione, compiuta da Cristo sulla Croce e nella Risurrezione, ogni cristiano ed uomo di buona volontà che vuole vivere nella perfezione della legge dell'amore, oltre a non uccidere, non deve offendere ed adirarsi con i propri fratelli, né chiamarli pazzi o con altri termini dispregiativi. Tutto questa va contro la legge dell'amore, della carità e dell'accoglienza. Al contrario bisogna perdonare, cercando in tutti i modi di stare in pace con tutti e riconciliandosi prima di accostarsi alla mensa del Signore, soprattutto quella eucaristica. Bisogna, poi evitare cause, discussioni, tribunali e quanto altro pone una persona contro un'altra persona, soprattutto della stessa famiglia, della stessa comunità cristiana o realtà sociale. Vivere in pace con tutti, evitando qualsiasi forma di violenza ed opposizione preconcetta. Così pure, ci rammenta Gesù nel Vangelo di oggi, che oltre ad evitare il divorzio, la separazione è indispensabile vivere una vita pura nei pensieri e nei sentimenti, soprattutto rispetto alla dignità della donna; evitare gli scandali di qualsiasi genere, specialmente nella chiesa; ed infine evitare, da un punto di vista morale, la falsità, la menzogna, ogni forma di bugia che va a danno del prossimo. Sono qui sintetizzati i dieci comandamenti che vanno osservati integralmente, basta considerare quanto dice Gesù nel vangelo di oggi, per capire l'importanza del quinto, sesto e nono comandamento. Basta riflettere attentamente su questa parola per cambiare radicalmente il nostro modo di pensare ed agire, specialmente in questo nostro tempo in cui si sono persi alcuni fondamentali valori della vita e della morale cristiana.


Sia questa la nostra preghiera, in questo giorno di festa, luce e speranza per quanti sognano ancora in un mondo migliore: "O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull'amore, fa' che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del Vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace". Amen.