| Omelia (05-02-2017) |
| padre Antonio Rungi |
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Sale della terra e luce del mondo. Cosa devono essere i cristiani. La parola di Dio di questa domenica V del tempo ordinario ci invita a ripensare la nostra vita nell'orizzonte della vera religione. Le esteriorità, il formalismo, le buone maniere o sacrifici e rinunce servono a ben poca cosa se non trasformano il nostro cuore e lo indirizzano verso il vero bene. Oggi ci troviamo spesso di fronte a drammi e a situazioni di estrema delicatezza e con queste situazioni ci dobbiamo confrontare e trovare risposte cristiane adeguate. Lasciamoci guidare dalla parola di Dio di questa domenica per fare propositi di bene e di rinnovamento. In questa prospettiva biblica domandiamo, sinceramente, quando l'uomo si illumina d'immenso, dei veri ed autentici valore della vita? La risposta la troviamo nel testo della prima lettura di questa domenica quinta del tempo ordinario. Quando iniziamo a fare il bene e lo facciamo non con le parole e i discorsi astratti, ma con azioni concrete, come quelle che vengono indicate dal profeta Isaia nel brano di oggi: dividere il pane con l'affamato, ospitare in casa chi non ha abitazione o è straniero, vestire chi non ha panni per coprirsi. Sono alcune delle opere di misericordia corporale che tutti dobbiamo praticare, senza andare molto lontano dove abitiamo, ma semplicemente guardandoci attorno e vedere chi ha realmente bisogno del nostro aiuto e della nostra solidarietà sul territorio. Fatto questo primo passo di carità benevole, colui che ha fede ed è docile alla parola del Signore va oltre e non si arresta davanti al progetto di bene che si presenta al suo orizzonte, fatto di vera conversione del cuore e della vita. Infatti per attuare una vera conversione interiore, bisogna pregare molto ed operare in modo da togliere di mezzo l'oppressione, nell'eliminare ogni forma di calunnia, di condanna ed ogni altra forma di umiliazione e di offesa verso i fratelli. Sullo stesso tono di invito alla conversione è il Salmo 111, uno dei più significativi da un punto di vista etico e sociale. Viene ricordato nel testo sacro che è felice l'uomo che dà le sue cose e se stesso con generosità agli altri. Egli sarà una persona forte e non deve temere nessuna notizia brutta, in quanto quello che succede lo legge alla luce della fede; il suo cuore sarà saldo e sicuro e la sua carità verso i poveri abbondantemente ricambiata dal Signore. La seconda lettura di questa domenica è uno dei testi più belli ed espressivi dell'epistolario paolino, tratta dalla 1 lettera ai corinzi, in cui l'Apostolo presenta il volto più bello della sua missione e della sua predicazione, il volto dell'umiltà, della docilità e della fedeltà al messaggio della salvezza in Gesù Cristo e in Cristo Crocifisso che aveva presentato alla comunità cristiana di Corinto. Nessuna arroganza, presunzione, nessuna fiducia nella mente umana e nella sapienza umana. Piena adesione al messaggio della croce, l'unico capace di capovolgere i sistemi di pensiero e di azione del mondo, in quanto è il linguaggio dell'amore misericordioso di Dio nei confronti dell'umanità. San Paolo evidenzia di non sapere altro e di non annunciare altro ai cristiani di Corinto se non Gesù Cristo e Cristo Crocifisso. Di questo impegno missionario della croce di Cristo si è fatto carico san Paolo della Croce, il fondatore dei Passionisti che come carisma fondamentale ha proprio questo annuncio missionario della Croce di Gesù, che è la croce non solo della sofferenza, ma del dono, della gioia e della vita.
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