| Omelia (29-01-2017) |
| don Roberto Rossi |
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Imparate da me... Beati voi... "Beati...". Dopo aver letto questa parte particolare del vangelo, dentro di noi risuona come un'eco la parola "beati" che Gesù ha pronunciato otto volte. E' una parola nota nel parlare biblico, una parola di augurio, un'invocazione di tutti quei beni che vengono da Dio. Gesù la rivolge ai poveri, ai miti o non violenti, agli afflitti, ai puri di cuore, agli affamati di giustizia, agli operatori di pace, ai perseguitati. Ogni augurio è accompagnato da una promessa. Possiamo notare che l'ultima corrisponde alla prima: "a loro appartiene il regno dei cieli". Ciò che impressiona è che la Beatitudine non suona come una promessa: per Gesù i destinatari dell'augurio sono già beati", sono cioè nella situazione giusta, nella corretta apertura a Dio. Un autore, parlando del Magnificat (il canto della Vergine) e osservando lo stesso cambio radicale e paradossale dei valori umani, dice che qui si parla della "promozione di tutti alla condizione di poveri, in una concezione del potere come servizio, al margine degli schemi di questo mondo". Il motivo lo troviamo se, ascoltando le Beatitudini, ci fissiamo su Gesù in tutto il contesto del Vangelo. Allora comprendiamo che le Beatitudini ci promuovono qui sulla terra ad essere nel mondo come Gesù. Prima di noi e più di noi Egli ha vissuto l'ideale delle Beatitudini e in lui, uomo, tutte le promesse di Dio si sono realizzate. Non siamo quindi di fronte a una pura utopia, ma a un programma di vita che è possibile per ogni discepolo: "Imparate da me" dice Gesù. La catechesi di Matteo nel suo vangelo spiega dettagliatamente come si vive da veri figli di Dio, ma lo fa richiamandosi continuamente a Gesù. Possiamo un poco abbinare a ogni beatitudine una frase che richiama Gesù, perché, ascoltando il discorso della montagna, non perdiamo mai di vista il suo esempio. Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio. "Il Figlio dell'uomo - dice Gesù - non ha posto dove posare il capo. Beati quelli che sono miti. Gesù dice: "Io sono mite e umile di cuore". Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia. Gesù ha detto a Giovanni: "E' conveniente che noi compiamo ogni giustizia", cioè che si compia fino in fondo la volontà di Dio. Beati quelli che sono misericordiosi. Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione e ripetutamente dice: "Misericordia io voglio, non sacrifici". Beati quelli che sono puri di cuore. Gesù lotta contro ogni forma di ipocrisia. Beati gli operatori di pace. Gesù entra a Gerusalemme come il principe della pace. Dice: "Vi do la mia pace, non come la dà il mondo". Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, cioè per aver fatto la volontà di Dio. Gesù è stato perseguitato perché voleva quella salvezza per tutti, che è secondo Dio, non secondo gli uomini. Gesù non soltanto ha vissuto le Beatitudini, ma è già in possesso delle promesse di Dio. In Lui risorto tutto è già realtà. Anche noi quando saremo nell'eternità, capiremo quanto sono vere le Beatitudini e ci dispiacerà di non averle seguite bene nella nostra vita di ogni giorno sulla terra. Possiamo allora accogliere questo discorso così profondo e semplice allo stesso tempo, così fuori dagli schemi del mondo, ma allo stesso tempo così vero per il senso della vita, nella consapevolezza che le Beatitudini sono un dono grande dell'amore di Dio, che insegna la vera vita a noi, alle famiglie, alla società. |