Omelia (12-02-2017)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Sir 15,16-21; Sal 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

La Legge antica, di timore e di servitù imperfetta, che regolava la vita religiosa ebraica dell'antico Israele, e che trovava la sua promulgazione nel "Decalogo", viene da Cristo portata a compimento e perfezionata: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

Cristo nel Vangelo compie fisicamente la legge morale espressa nel Decalogo; di fatto si passa da una legge "cerimoniale" ad una legge messianica, già predetta nei tempi dai Profeti.

Cristo non abolisce la Legge, anzi da buon ebreo osservante è il primo ad osservarla, ma attenzione lo fa richiamando ad uno spirito di obbedienza interiore alla legge contro l'interpretazione "legalistica" dei farisei, legata ad una osservanza puramente esteriore e ad un puritanesimo ritualistico.

Ed ecco allora lo splendido gioco del "avete inteso che fu detto... ma io vi dico...", che Cristo usa per spiazzare chi l'ascolta, i sapienti, i farisei e scribi, senza uscire però dall'ortodossia del rispetto della Legge mosaica, più formale che sostanziale.

Come dire, signori finora è stato così, e rimane ancora così, però attenzione a non nascondersi dietro al formalismo, ma sappiate mettervi in gioco usando il libero arbitrio, la libertà di scelta.

E allora occorre avere il coraggio di bruciare quel comodo "s'è fatto sempre così, oppure ma la norma/legge dice questo..." perché il libro del Siracide richiama "Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà."...quindi la Legge non chiede mezze misure, ma il proprio impegno personale e diretto.

Non basta dire Signore, Signore, ma occorre fare la volontà del Padre che è nei cieli.

Lo spirito evangelico deve trovare applicazione in primis nel nucleo della società: la coppia e quindi la famiglia naturale (maschio-femmina-figlio) attraverso una osservanza evangelica non rispettosa della norma formale, ma bensì di una trasmissione dell'amore concreto, altruista e fiducioso, che sappia fare scelte quotidiane anche controcorrente, ma che sanno essere testimonianza del compimento della Legge portato da Cristo, nella semplice massima: "Ama il tuo prossimo "come" te stesso".

Concludendo, non può essere veramente cristiano colui che si accontenta di un rispetto formale della vita di fede...e questo vale per tutti, nessuno escluso, con l'aiuto della misericordia del Dio-Padre, dell'amore del Dio-Figlio e della forza di Dio-Spirito Santo.


Riflessioni:

1) Come Comunità partecipo alla vita religiosa come consuetudine ritualistica passiva?

2) Come Famiglia/Coppia quanto so interpretare la sapienza della Parola nella mia vita relazionale?

3) Come Singolo so esprimere la mia libertà costruttiva nell'ascoltare e mettere in pratica la Parola?


Maria Grazia e Claudio - Cpm Pisa