| Omelia (06-03-2005) |
| don Fulvio Bertellini |
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Da mendicante a persona "Perché coloro che non vedono, vedano, e coloro che vedono diventino ciechi". Con parole che suonano inquietanti Gesù definisce la sua missione, che opera un giudizio, una separazione, un rovesciamento di condizione. E in tutto il racconto della guarigione del cieco si verifica proprio una simile inversione: i vari personaggi che ruotano attorno al miracolo (i discepoli, i farisei, i genitori del cieco) sono, per vari motivi, incapaci di "vedere". Solo il cieco, il mendicante, colui che era escluso dalla piena partecipazione alla vita comunitaria, alla fine arriva a vedere. Per gli altri il giudizio rimane sospeso. Riusciranno a togliersi dalle loro tenebre? I discepoli I discepoli si interrogano sul peccato del cieco o dei suoi genitori. Sono prigionieri dei loro pregiudizi su Dio. Dio secondo loro deve essere per forza colui che premia i buoni e condanna i cattivi. Gesù risponde loro: "io sono la luce del mondo". Solo Gesù svela il volto del Padre, attraverso le sue opere. Non si arriva a Dio sulla base delle nostre idee preconcette, ma osservando il modo di agire di Gesù. La folla La folla si perde nelle chiacchiere. E' lui il cieco che mendicava, o è uno che gli rassomiglia? Come gli sono stati aperti gli occhi? Dove si trova questo tale? In tutto questo interrogare, gli astanti restano spettatori, curiosi osservatori, che non si smuovono dalla loro posizione. Non sono in cerca di Gesù, non sono in cerca della verità, ma di pettegolezzi con cui riempire il loro tempo. I farisei I farisei partono dalle loro tradizioni e dalla loro conoscenza della Scrittura. "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Conoscono la Parola di Dio, conoscono la sua legge, osservano i suoi comandamenti. Ma non conoscono lui. La loro situazione è la più insidiosa: attraverso il loro sforzo umano ritengono di aver raggiunto un certo livello di conoscenza. Che però viene smentito dall'irrompere del miracolo e dalle semplici parole del cieco: "... proprio questo è strano: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi". I genitori I genitori del cieco compaiono di sfuggita, giusto il tempo di uscire rapidamente di scena. Non hanno il coraggio di difendere il figlio, hanno paura di essere esclusi dalla sinagoga e di mettersi contro le autorità. Anche gli affetti più sacri e profondi, se non sono illuminati dalla conoscenza di Dio, resi consapevoli e accolti in profondità, finiscono per cedere il passo all'interesse. Il cieco Il cieco è per l'evangelista l'immagine del battezzato. Colui che è liberato da Cristo, e deve compiere un percorso di consapevolezza e di purificazione prima di entrare nella pienezza della salvezza. In questo percorso è necessario affrontare una sorta di lotta: contro il pensare comune, contro le imposizioni del potere, contro le tradizioni religiose staccate da Dio, ed è perfino necessario abbandonare le proprie origini (i genitori), fino ad acquisire una propria autonoma capacità di giudizio, a costo di essere rifiutato ed escluso dalla comunità. E' in questa fase che può avvenire l'incontro personale con Gesù, in cui la persona, simultaneamente, prende coscienza di sé e può compiere il suo atto di fede in Cristo. Il mendicante è divenuto persona. Noi invece preferiamo forse rimanere nel comodo involucro delle nostre apparenze... Flash sulla I lettura "Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato": Samuele, giudice e profeta, è presentato mentre sta in continuo ascolto della voce di Dio. Al di là delle esigenze narrative, per cui apparentemente c'è un contatto diretto tra Dio e Samuele, il senso profondo del brano è che un simile ascolto è tutt'altro che facile: Samuele deve continuamente rivedere le sue posizioni, sovvertire le sue convinzioni. La volontà di Dio non sarà ciò che Samuele si aspettava. "Non guardare al suo aspetto, né all'imponenza della sua statura": istintivamente Samuele si rivolge a chi possiede le qualità umane più appariscenti. Al novanta per cento dei casi, anche noi giudichiamo allo stesso modo. Anche dopo anni di esperienza cristiana. Anche se, a parole, diciamo che non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Come Samuele, dovremmo renderci disponibili ad un ascolto più profondo. A "guardare il cuore", come guarda Dio stesso. "Il Signore non ha scelto nessuno di questi": la ricerca dura a lungo, tanto che potrebbe sembrare estenuante. Il cammino di purificazione dello sguardo e dei criteri umani per conformarsi allo sguardo di Dio richiede sempre tempo e pazienza. Per cui accade che il più delle volte si arena... "Rimane ancora il più piccolo...": la scelta di Dio riguarda il figlio minore, che non è neppure stato invitato alla importante riunione familiare, ed è stato lasciato insieme con il gregge. Anche oggi i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, le sue vie non sono le nostre vie... Flash sulla II lettura "Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore": secondo uno schema caratteristico della predicazione primitiva, vengono distinti due tempi: prima della conversione e dopo la conversione. Nella vita del singolo si riproduce la stessa scansione temporale che troviamo nella storia della salvezza: prima di Cristo, e dopo Cristo. La stessa svolta che Gesù ha portato nella storia dell'Alleanza di Dio con gli uomini, si riproduce nella vita del singolo. "Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente": per gli uditori di Paolo era più facile identificare chiaramente l'ambito delle tenebre: coloro che erano stati convertiti provenivano da esperienze di radicale lontananza da Dio, talvolta anche di grande ed evidente corruzione. Ma nelle nostre comunità cristiane, chi può dire di aver fatto chiaramente l'esperienza della conversione? Da un lato siamo cresciuti in una tradizione cristiana, dall'altro viviamo in un mondo che, pur secolarizzato, predica tolleranza e rispetto per le diversità... una netta divisione tra luce e tenebre ci appare esagerata e pericolosa, sembra esporci al rischio del fanatismo. "Svegliati o tu che dormi, déstati dai morti, e Cristo ti illuminerà": eppure è necessario fare luce nella nostra vita. E individuare ciò che in noi è tenebra. Risvegliare la nostra coscienza. Altrimenti la nostra fede precipita in una "zona d'ombra" in cui tutto è indistinto e perde significato, ed essere discepoli di Cristo si dissolve in un vago atteggiamento buonistico, che non dà frutto né per noi né per i fratelli, e non contribuisce ad avvicinarci a Dio. |