Omelia (06-03-2005)
Totustuus


Per quanto sia difficile trovare un tema comune, le letture convergono su diversi punti simili. Nel primo libro di Samuele, il profeta è chiamato a cercare un nuovo re al posto di Saul. La lettura sottolinea la sorprendente scelta di Dio, che preferisce un pastorello, il più giovane dei figli di Jesse. David diventerà il re più celebre d'Israele. Al profeta Samuele viene rammentato che la visione di Dio va più in profondità, al di là dell'aspetto esteriore.

Il Vangelo di Giovanni presenta un triste racconto di un miracolo di guarigione. Invece di rallegrarsi per il miracoloso risanamento di un uomo nato cieco, i capi religiosi si riempiono di ostilità e si rifiutano ostinatamente di accettare l'idea che sia stato fatto del bene. Il loro atteggiamento è ancor più triste perché la verità è così evidente. Il profeta Isaia aveva definito la guarigione dei ciechi quale segno rivelatore del Messia (Is 35,5). Il povero mendicante è emarginato dalla comunità religiosa. Gesù lo cerca e rivela la propria identità. L'uomo vede e crede. Gesù rimprovera i farisei perché si illudono di sapere e di vedere. È proprio questa presunzione che li acceca.

San Paolo esorta i cristiani di Efeso a vivere una vita che rifletta la luce di Cristo che hanno ricevuto. Essi non sono più accecati dall'oscurità dell'ignoranza. È la luce di Cristo che fa loro vedere la via della "bontà, giustizia e verità".

Nel salmo 22 il salmista parla del Signore come del suo pastore e difensore. Anche in tempi di difficoltà e pure di fronte all'ostilità e alla persecuzione, la protezione del Signore non verrà mai meno.

Dottrina

La sincerità di spirito. I brani sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento mostrano esempi della disposizione interiore verso Dio. Il profeta Samuele capisce che il Signore ha scelto diversamente rispetto alla sua propria idea di re. Gli viene rivelato che la visione del Signore penetra più in profondità, e non è condizionata dal mero aspetto esteriore. Samuele si lascia condurre da questa sapienza. Il Vangelo offre l'esempio opposto, quello del rifiuto di riconoscere il segno dell'amore di Dio. L'esempio è ancor più penoso, perché si tratta di un rifiuto di accettare l'evidente realtà delle cose. Ciò che è di essenziale importanza è la sincerità e l'onestà per vedere le cose per quel che sono. Sembra che lo spirito umano sia suscettibile ad altri interessi che producono invidia, gelosia, calunnia, ipocrisia e menzogna. Sono quelli che non hanno interessi personali e che sono capaci di riconoscere le proprie colpe, come i pubblicani e gli esattori delle imposte, che sono aperti alla verità di Dio. Il riconoscimento dei propri peccati e delle proprie necessità sono una condizione necessaria dell'apertura alla fede.

Riferimenti nel Catechismo: il paragrafo 1853 individua la fonte del peccato nel cuore dell'uomo, che è però anche la fonte della carità; i paragrafi 2538-2540 parlano del peccato dell'invidia; il paragrafo 2559 spiega la necessità di un cuore umile e pentito.

La malattia e la sofferenza. Gesù corregge un comune malinteso dei suoi discepoli circa la sofferenza umana e la malattia fisica. Essi non sono segni del giudizio di Dio. Per quanto la malattia e la morte abbiano in effetti la propria origine nella realtà del peccato originale, le loro cause immediate sono molteplici. Dio non ha eliminato la malattia, la sofferenza o morte, ma sembra offrire per esse un significato e uno scopo. Dio è anche particolarmente attratto dalla sofferenza umana e desidera che i cristiani si sentano allo stesso modo attratti a prestare un'assistenza attiva ed effettiva. L'atteggiamento di Gesù nei confronti del pover'uomo cieco dalla nascita ne è esempio. Nel mondo c'è molta sofferenza non necessaria.

Riferimenti nel Catechismo: il paragrafo 164 parla dell'esperienza della sofferenza; i paragrafi 1500-1513 trattano della malattia nella vita umana e della persona malata di fronte a Dio; il paragrafo 1521 indica nel peccato originale l'origine della sofferenza e ne spiega lo scopo di essa nella visione cristiana.

Applicazioni pastorali

Ci scandalizziamo facilmente per i casi di fanatismo, pregiudizio e discriminazione. Il bandire forme precedentemente accettate di discriminazione razziale è stata una delle conquiste morali della seconda parte del secolo scorso. Allo stesso tempo, il pregiudizio non è mai molto lontano dalla condotta umana, dal momento che i nostri giudizi e le nostre azioni si basano su interessi personali che proteggiamo ad ogni costo, anche a prezzo della verità. L'onestà di base personale e la sincerità non sono qualità comuni. Ma sono essenziali per un'autentica vita cristiana.

È importante esaminare i nostri criteri di giudizio e riconoscere limiti ed errori, a volte intenzionali, di conoscenza e di giudizio. Soprattutto, dobbiamo chiederci se le nostre decisioni sono scevre da interessi personali. È perché desideriamo o dipendiamo troppo da qualcuno o da qualcosa, che vediamo solo quel che vogliamo vedere e arriviamo a chiudere gli occhi, con apparente facilità, anche di fronte alle realtà più evidenti. La nostra conoscenza dipende, in parte, dalla nostra volontà: "per essere in noi, dobbiamo volere che esse siano per noi quel che esse sono di per sé" (Blondel). Ciò che resta difficile del pregiudizio è che non lo riconosciamo in noi. Ci abituiamo ad una cecità deliberatamente accolta dello spirito che rifiuta di accettare certe situazioni o persone o idee. Lungi dall'amare i nostri nemici, non li vediamo nemmeno più.

Occorre molta onestà personale. Dobbiamo riesaminare i nostri criteri e le nostre motivazioni fondamentali. Occorre che riconosciamo la nostra durezza di cuore, il nostro cinismo, e la nostra indifferenza. Dobbiamo ravvisare gli impeti d'invidia e di gelosia e identificarne le radici. Scopriamo il nostro egoismo e le nostre insicurezze, che ci conducono all'autoaffermazione a danno del prossimo.

Nella società ci sono molti pregiudizi. Il risultato è la negazione radicale dei diritti, lo sfruttamento o l'abbandono di gruppi di persone, quali i nascituri, gli ammalati, gli extracomunitari, gli anziani. Come cristiani, è nostro dovere mostrare l'assurdità di queste ingiustizie e agire efficacemente in nome di una giustizia sempre e unicamente mossa dall'amore per tutti gli uomini.