Omelia (06-03-2005)
padre Paul Devreux


Oggi il Vangelo narra una guarigione fatta da Gesù ad un cieco nato. Penso che sia stata un'esperienza fantastica per quest'uomo: vedere la luce, i colori, la gente, la natura, tutto quello che non ha mai visto. Cosa può esserci di più importante?

Eppure qualcuno sostiene che era più importante rispettare la legge del sabato. Se fossi io al posto del cieco guarito mi verrebbe voglia di accecare subito questi personaggi per poi dirgli: "Aspetta l'indomani per andare dal dottore!". Fa rabbia e tristezza vedere che c'è qualcuno che non festeggia in una circostanza come questa, ed è duro anche per Gesù. Perché si comportano cosi?

Le autorità religiose di quel tempo avevano molta paura di Dio, ed è per questo che facevano osservare le leggi alla lettera. Pensavano per esempio che se uno lavora di sabato attira l'ira di Dio su tutto il popolo. Ecco perché condannano Gesù che guarisce e quindi, secondo il loro punto di vista lavora di sabato.

Ma forse c'è anche la paura di un Dio che Gesù rivela troppo vicino e coinvolgente. Paura di essere destabilizzato da questa presenza, tanto da preferire negarla, a costo di cadere nella malafede. Ed è stupendo vedere com'è proprio la malafede di queste persone ad aiutare l'ex-cieco ad aprire gli occhi sulla vera identità del suo guaritore: alla fine lo chiama Signore e si prostra.

E' bella l'esperienza che fa quest'uomo, ma è importante che ci rendiamo conto di quanto costa a Gesù. Di fatto Gesù si espone alla persecuzione dando ai suoi nemici di che accusarlo. Gesù vuole far vedere che è Signore anche del sabato, ma caro gli costa. Così facendo Gesù ci rivela sempre più chiaramente l'immagine che ci vuole lasciare del Padre, pur sapendo che questa rivelazione sarà oggetto di scandalo e lo porterà dritto alla croce.

Ringraziamo il Signore per il coraggio che ha avuto di venire a rivelare il volto di Dio a un'umanità così ostile e paurosa.