Omelia (06-03-2005)
don Marco Pratesi
Figli della luce

Col racconto della guarigione del cieco nato l'evangelista Giovanni vuole presentarci Gesù come luce del mondo.
La separazione della luce dalle tenebre fu il primo atto del Creatore: "Dio ordinò: 'Vi sia la luce'. E la luce fu". Come tutte le creature, la luce è un segno che manifesta visibilmente qualcosa di Dio, è come un riflesso della sua gloria. È la veste di cui Dio si copre, dice un Salmo (104,2).
Però bisogna andare oltre. Esiste un'altra luce. Al termine della storia della salvezza la nuova creazione avrà una luce nuova, Dio stesso: "non hanno bisogno di luce di lampada né di luce di sole; poiché il Signore diffonde su loro la sua luce" (Ap 22,5).
Questa luce nuova ha già albeggiato sul mondo in Gesù, che dichiara: «Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Tutti noi nasciamo ciechi rispetto a questa nuova luce: Gesù vuole aprirci gli occhi. È in corso dunque un conflitto tra luce e tenebre, la cui posta in gioco siamo noi stessi. Ognuno si trova preso in mezzo e deve scegliere se lasciarsi aprire gli occhi da Gesù e divenire «figlio della luce», oppure rifiutare e diventare «figlio delle tenebre».
Di fronte a Cristo-luce si opera una divisione tra coloro che scappano dalla luce per restare al buio e quelli che le si avvicinano per farsi illuminare.
Intendiamoci bene: questa lotta tra luce e tenebre è nel mio cuore, nel cuore di ciascuno. Nessuno è totalmente nella luce o nelle tenebre.
Il dramma che si scatena attorno a Gesù è l'affrontarsi della luce e delle tenebre: la luce brilla nelle tenebre e le tenebre si sforzano di spegnerla, perché gli uomini preferiscono le tenebre quando le loro opere sono condannate da questa luce.
È già il giudizio: coloro che cercano la verità vengono alla luce per essere illuminati; coloro che pretendono di stabilirla da sé la sfuggono e anzi vogliono eliminarla del tutto.
Lo si vede bene nel racconto che abbiamo ascoltato: i farisei resistono alla luce e cercano in tutti i modi di negare l'evidenza, come tutti coloro che sono ciechi ma pretendono di vederci.
Questo tentativo di soffocare la luce avrà il suo culmine nel momento della passione. Quando Giuda esce dal cenacolo per tradire Gesù, Giovanni nota: «Era notte» (13,30): è il momento in cui il buio cerca di inghiottire la luce.
In questa lotta dobbiamo schierarci per la luce. Ma che cosa significa in concreto accogliere la luce di Gesù? Vorrei indicare qui tre aspetti:
1. Non offendere e contrastare la verità, ma rispettarla e attestarla (ricordiamo l'ottavo comandamento). Siamo "tenuti ad aderire alla verità conosciuta e ordinare tutta la vita secondo le esigenze della verità" (Dignitatis humanae 2).
2. Ricercare e coltivare l'intelligenza spirituale dell'azione di Dio tra noi, quella sapienza che ci rende capaci di essere in sintonia con il mistero della volontà di Dio.
3. Infine: S. Giovanni stesso ci dice da cosa possiamo riconoscere se siamo nella luce. Camminiamo nella luce e siamo in comunione con il Dio che è luce se amiamo: "Chi ama il suo fratello dimora nella luce" (1Gv 2,10).

All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio guarisca la nostra cecità, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:
Illuminati dalla luce del Vangelo, con fiducia preghiamo il Padre con le parole che Gesù ci ha insegnato: