| Omelia (27-02-2005) |
| don Mario Campisi |
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"Dammi da bere". Ma quale sete ebbe Gesù? Un dono di Dio, l'acqua per vivere, l'acqua dello Spirito per dare senso alla vita e ritrovare le tracce di un impegno per rendere più giusta e buona la vita di tutti. Ecco il senso della terza domenica di Quaresima centrata sull'incontro di Gesù con la donna samaritana, dove appaiono la luminosità del dono di Dio, la sua misericordia e la possibilità di una vera conversione. "Dammi da bere" (v. 7), non è solo la richiesta di Gesù al pozzo di Sicar, richiesta che fa meravigliare la donna (v.9), ma è anche il grido di scontento e di provocazione del popolo di Israele tormentato dalla sete nel deserto (1^ lettura). La frase di Gesù rivolta alla donna a cui ha chiesto da bere, rivela la profondità dell'amore di Dio e la grandezza di ciò che è in noi, l'altezza della dignità a cui siamo stati elevati, la possibilità inimmaginabile che è dentro di noi. Tutto l'episodio al pozzo di Sicar è un meraviglioso racconto dove si manifesta l'azione di Dio che vuole salvare quella persona e ogni persona, il suo insistere senza lasciarsi frenare dai continui tentativi di fuga e di scusa che la donna cerca di attuare per non lasciarsi catturare dalla logica di Gesù. Non importano la tradizione, le abitudini, la stessa legge: importa il proprio rapporto con Dio pur che sia leale, umile, concreto. "E' giunto il momento, ed è questo" (v. 23): è il momento della conversione, dell'affidarsi a Dio, del superare un'osservanza stretta nei limiti di azioni solamente esteriori, è il momento di lasciarsi affascinare e condurre dall'azione di Dio che scende nell'intimo della persona. E' una giornata luminosa e calda. E' mezzogiorno. Anche quando Gesù morirà sulla croce sarà la stessa ora. Gesù a mezzoggiorno si rivela alla donna samaritana; Gesù a mezzogiorno sul Golgota si svela all'umanità come Amore misericordioso. In oriente la donna è considerata possesso dell'uomo. Questa donna è ancora più sfortunata: è samaritana, che per i giudei era sinonimo di "posseduta dal demonio". Questa donna va ad attingere acqua in un'ora insolita del giorno il che indica una vita disordinata, disarmonica, priva di senso ed entusiasmo. Non appena arriva al pozzo di Sicar, entra in dialogo con Gesù ed essa stessa sposta l'argomento del dibattito sul livello teologico per paura di essere scoperta, da quello "sconosciuto", circa la sua vita privata. Gesù stanco del viaggio apre il dialogo con una scusa: "Dammi da bere". Gesù ha bisogno della samaritana. Stando al gioco, pian piano Gesù stesso porta quella donna alla dimensione personale; alla sua situazione matrimoniale: "Hai detto bene: Non ho marito... ne hai avuti cinque e quello che hai ora non è tuo marito...". Ora è la donna ad avere bisogno di Gesù: "Signore dammi sempre di quest'acqua...". Il brano è ricco di simbolismo matrimoniale-sponsale: Gesù-samaritana=Dio-popolo. L'acqua è il simbolo della vita-benedizione-fecondità. Il dialogo Gesù-samaritana feconda un vero cammino di fede e fa riconoscere in Gesù il volto di Dio. La donna samaritana evangelizzata a sua volta evangelizza i suoi concittadini ai quali comunica la sua esperienza e non le sue idee. Possiamo dire, allora, alla luce di tutto il brano, che ogni persona ha bisogno di questo dialogo per arrivare a conoscere Dio. Il dialogo, fondato sull'ascolto e su una corretta comunicazione, feconda una ricca e autentica relazione. Alla fine la donna scopre di essere conosciuta da Gesù. Ciò significa che Dio conosce i segreti dei cuori umani e in questo la donna sperimenta che Dio l'ha ascoltato, la conosce personalmente... e non la condanna. Gesù tratta con rispetto, delicatezza e fermezza la donna e senza ferire la sua dignità di donna. La samaritana ritrova sè stessa, il senso e l'entusiasmo della vita! Possiamo dire tranquillamente che la "sete", come la fame e forse di più, oltre ad essere uno specifico bisogno fisiologico dell'uomo, rappresenta un "simbolo" totalizzante dei diversi e molteplici desideri e aspirazioni dell'uomo. Noi parliamo di sete dell'uomo, ma dovremmo parlare piuttosto di "seti" al plurale. Perché nell'uomo ci sono molti desideri, molti bisogni, molte aspirazioni. Egli si porta dentro per tutta la vita un vuoto che non riesce mai a riempire. Tutta la sua vita è più un desiderio che un possesso. E' il vuoto del tutto, perché il suo desiderio sa dell'infinito, è senza limiti eppure è una creatura limitata e particella del tutto. Di qui il disagio nell'uomo e la tensione tra il nulla e il tutto. La parte reclama il tutto. Anche Gesù ebbe sete e alla samaritana chiese: "Dammi da bere" (v. 7). Nella sete di Gesù la nostra sete, la sete dell'uomo, la sete di tutti gli uomini. Ma quale sete ebbe Gesù? Nella sete corporale di Gesù c'è il richiamo nascosto a far scoprire alla samaritana la sete spirituale, la sete di Dio, e a lei, nelle sembianze dell'assetato, volle rivelarsi "fonte d'acqua viva" e "sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". Nelle nostre seti orizzontali o terrene dobbiamo saper riconoscere la sete verticale o eterna: la sete di Dio. Le verità orizzontali sono il simbolo di quelle verticali. Occorre, certo, un'opera di discernimento spirituale e una verifica personale e comunitaria, oltre che ecclesiale e sociale, per vedere dove andiamo, che cosa vogliamo, a quali fonti ci abbeveriamo. Il contrasto tra "il pozzo di Giacobbe" (v. 5) e la sorgente di Gesù è evidente, come tra l'acqua stagnante che non disseta, anzi può anche avvelenare, e l'acqua viva che "chi la beve non avrà più sete" (v. 14). L'"acqua viva" (v. 11) è lo Spirito di Gesù nel cuore dei credenti. Una rilettura del racconto evangelico nella prospettiva dell'evangelizzazione ci mostrerebbe chiaramente la pedagogia di Gesù nell'annunciare alla donna di Samaria, estranea ad Israele, il mistero del Padre e il suo mistero messianico. Possiamo anche ritrovare nel colloquio di Gesù con la samaritana un'interessante traccia di catechesi in cui Gesù si mostra attento alla situazione esistenziale della donna conducendola alla fede nel vero Dio e all'adorazione del Padre. |