Omelia (27-02-2005)
mons. Vincenzo Paglia
Ne' su questo monte ne' a Gerusalemme... ma in Spirito e Verità

Era mezzogiorno e il sole cadeva a picco. Gesù, dopo aver camminato a lungo, ormai abbastanza stanco, aveva anche fame e sete. Mentre gli Apostoli erano andati a prendere da mangiare, lui si sedette sul bordo dell'antico pozzo di Giacobbe. Ecco, quest'uomo stanco, assetato e affamato è il nostro Dio. In nessun testo del pensiero umano è possibile trovare una tale descrizione di Dio. Il creatore eccolo lì, seduto, stanco, assetato e affamato. Gesù deve aver sentito così fortemente tali privazioni che si è identificato con tutti gli assetati e gli affamati. Il Vangelo di Matteo ce lo ricorda: "avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere". Era stanco, Gesù, ma non per il cammino fatto. La sua stanchezza – potremmo dire – nasceva dal suo correrci dietro per liberarci dal male, per difenderci dai pericoli, per liberarci dai peccati. È la stanchezza del buon pastore che va in cerca della pecora perduta. Aveva fame, ma non di pane. I discepoli, dopo aver portato il cibo, dissero a Gesù: "Rabbì, mangia"; ma egli rispose: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete... Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato". I discepoli non capivano che la fame di Gesù era portare a compimento l'opera del Padre. Aveva sete, non di acqua, bensì della salvezza degli uomini. È la stessa sete di Gesù sulla croce. Quel venerdì lo gridò: "Ho sete". Mostrava così la verità di quella crocifissione: aveva a tal punto sete di salvarci da lasciarsi crocifiggere.Questo Dio chiede a quella donna: "Dammi da bere". Gesù ha sete di affetto e di compagnia, ha sete di raccogliere accanto a sé uomini e donne per salvarli. In genere fuggiamo da questa richiesta di amore e di compagnia così forte e radicale, perché senza dubbio l'amore del Signore è un amore esigente. Noi preferiamo i nostri piccoli amori, le nostre piccole rivincite. E opponiamo a lui la stessa resistenza che gli oppose quella samaritana: "Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?". In realtà, Dio amava quella donna quando era ancora lontana, anche se lei non se n'era accorta. La sua vita, segnata dalle delusioni e dai tradimenti, forse non le dava più speranza alcuna. È la storia dei cinque mariti. Ormai non credeva molto negli altri e non aveva neppure tanta fiducia in sé. Come poteva aver fiducia di uno straniero? Come poteva capire che era Dio a parlarle in quel giudeo stanco e assetato e senza neppure uno strumento per prendere l'acqua? "Da dove hai dunque quest'acqua viva?" gli dice rassegnata e incredula. Per lei abituata alla durezza della vita, la parola non contava più, non cambiava, non dava vita. Ma Gesù insiste: "chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete". Ed è tale insistenza che inizia a far breccia nel cuore di quella donna. Appunto come l'insistenza della Parola di Gesù. E sgorga dal cuore di quella donna la prima preghiera: "Signore dammi di quest'acqua perché io non abbia più sete". È una preghiera un po' impacciata, ma vera, perché le sale dal cuore. Ed è il cuore che vuole Gesù; è lì che egli cerca i veri adoratori. Non contano le cose o gli atteggiamenti esterni, conta il cuore.Alla domanda della donna su chi sia il Messia, Gesù risponde: "Sono io che ti parlo". In quel caldo mezzogiorno, quell'uomo stanco aveva risposto con le parole solenni che Dio disse a Mosè dal roveto ardente: "Sono io". Non ci vuole grande solennità per vivere la teofania, l'incontro con il Signore. Egli ci viene incontro e vuole entrare nel cuore di ognuno di noi per dirci il suo amore e assieme il bisogno che ha di noi. Da quell'incontro un'energia nuova entrò nel cuore di quella donna: "Lasciò la brocca e andò in città e disse: Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto... Uscirono allora dalla città e andarono da lui". Un'energia di amore era entrata nella sua vita. Oggi anche noi, con umiltà e con fede, diciamo come quella Samaritana: "Dacci o Signore l'acqua viva che ci disseta".