Omelia (27-02-2005)
don Fulvio Bertellini
Il recupero del battesimo

La donna che in quel giorno si incontra con Gesù non è priva di fede. Sa di essere figlia di Giacobbe, discendente dei padri. Difende la sua identità di Samaritana, diffidente verso quei Giudei che ritengono di essere gli unici destinatari dell'elezione di Dio. Sa riconoscere in Gesù un profeta, e dimostra di attendere in qualche modo l'arrivo del Messia.
Eppure la sua fede è per così dire "addormentata". La sua vita si esaurisce nel gesto ripetitivo di attingere acqua, peraltro allo strano orario di mezzogiorno. Secondo qualcuno, era una donna un po' "chiacchierata", per via delle sue vicende sentimentali. Non poteva recarsi al pozzo insieme alle altre donne del paese.
Anche le nostre parrocchie sono piene di cristiani "addormentati". Che hanno una certa conoscenza di Gesù, della Chiesa, dei sacramenti, e hanno una loro fede. Ma non la esprimono più, se non in maniera molto ridotta, e lontano dalla comunione con i fratelli. Forse tutti, in realtà, abbiamo una fede quiescente, e una carità che si è spenta. La scusa, identica per tutti: il lavoro, la fretta, gli impegni, la stanchezza... Gesù stanco coglie l'occasione per parlare con la donna del Regno di Dio. Gesù assetato chiede da bere, e avvia un dialogo decisivo. Quella che per noi sarebbe una scusa diventa per lui opportunità.

I cinque mariti

Un passaggio importante del brano è quello dalla discussione sull'"acqua che zampilla per la vita eterna" ai matrimoni della donna. Dal simbolismo della sete, si passa improvvisamente alla condizione concreta della donna. Che a sua volta nasconde una sete profonda. Possiamo immaginarci la donna come una che ha cercato amore, comprensione, sentimenti profondi... ed è rimasta sempre delusa. Non ha mai trovato il senso profondo del suo bisogno di affetto. Ora improvvisamente, di fronte a Gesù, tutto diventa chiaro. Il ruolo profetico di Gesù non è soltanto nella misteriosa conoscenza delle vicende della donna, ma nel far emergere il loro significato. Per cui la donna passa subito a interrogare su Dio: dove bisogna adorarlo? Certamente, la donna cercava amore. Ma identificava questo amore con le figure umane che di volta in volta riempivano il suo bisogno, e che poi la abbandonavano o venivano abbandonate. Così anche noi spesso passiamo di esperienza in esperienza, senza mai arrivare alla sorgente. "I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità": ciò che veramente cerchiamo è di arrivare a contemplare la bellezza di Dio, in una relazione filiale e confidente, "perché il Padre cerca tali adoratori": e anzi, dovremmo dire che è lui stesso che viene in cerca di noi, come Gesù va in cerca della donna, sul bordo del pozzo, e la riconduce alle fonti della vita. Per questo egli è il Messia: perché umilmente si rivolge ad ogni uomo, e con pazienza lo prende per mano e lo riconduce: "Sono io che ti parlo".

Il cibo che non conosciamo

I discepoli interrompono il dialogo con la donna, ma non interrompono l'azione di salvezza. Anch'essi sono duri a capire. Invitano Gesù a mangiare, fermandosi al loro bisogno immediato, come la donna chiedeva da bere, vedendo solo la sua sete e la fatica di attingere al pozzo. Il bisogno immediato, angosciante è lo stesso sfondo delle tentazioni, ed è lo stesso sfondo delle mormorazioni di Massa e Meriba. Gesù ci invita a superarlo, a fidarci di lui come lui si fida del Padre. "Mio cibo è fare la volontà del Padre": accogliere il suo amore e diffonderlo è la prima cosa importante per la nostra esistenza, e mettendosi in questa prospettiva si scopre di ricevere sempre in sovrabbondanza: "altri hanno lavorato, e voi siete subentrati nel loro lavoro". I discepoli non hanno faticato, ma si ritrovano a raccogliere in abbondanza i frutti del lavoro di Gesù, la conversione del villaggio dei Samaritani. Sapremo anche noi alzare lo sguardo, e vedere i campi che biondeggiano per la mietitura?


Flash sulla I lettura

"Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua": il popolo schiavo è divenuto un popolo libero. Ma la strada per la libertà passa attraverso il deserto. Lì non ci sono più gli agi e le sicurezze di prima. La reazione è di un radicale disconoscimento dell'evento di salvezza: "Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto?". Il popolo arriva a dubitare che sia stato un bene essere liberati, essere divenuti una nazione indipendente, camminare verso la terra promessa.
"Vorrei essere sicuro che Dio esiste": così mi dicono molte persone. E' la forma moderna della protesta e della tentazione. Assomiglia molto a quella degli Israeliti: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?". La somiglianza riguarda anche il restringimento dell'orizzonte. Alcune di quelle persone che vorrebbero essere sicure su Dio non sono tabula rasa rispetto alla fede, men che meno rispetto alla vita. Hanno avuto una famiglia che le ha amate (forse un po' troppo viziate). Hanno avuto la possibilità di un'istruzione, possibilità di scelta, possibilità di fare esperienze positive, in qualche modo legate alla parrocchia e alla fede. Addirittura, hanno sperimentato la gioia di dedicarsi agli altri, la bellezza del silenzio e della preghiera, l'incontro con testimoni forti della fede. Ma nel momento della prova, il bagaglio si disperde, come una borraccia bucata, che perde tutta la scorta di acqua. "Sì, ho fatto tante belle esperienze, è vero, sono stato contento... ma vorrei essere sicuro che Dio esiste...". Siamo sicuri che Dio non ci abbia già preso per mano e dimostrato il suo amore? Siamo sicuri di non aver già avuto segnali sufficienti? Non è che per caso continuiamo a rimpiangere il nostro Egitto? E quale sorgente di acqua viva ci apre oggi il Signore nella nostra vita?

Flash sul salmo

"Venite, applaudiamo al Signore": il salmo 94 si apre in un clima di lode gioiosa, che potremmo dire di esaltazione collettiva: non solo si loda Dio con il canto, ma con tutto il corpo, con il battito delle mani, con acclamazioni ad alta voce. La preghiera comincia con la lode e con il ringraziamento, con il riconoscimento della grandezza di Dio.
"Venite, prostrati adoriamo": all'inizio festoso segue l'umile adorazione. Prostrandosi, inginocchiandosi, l'uomo riconosce la propria piccolezza. La considerazione umile della propria condizione è però un ulteriore motivo di lode e di ringraziamento: "Egli è il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo". Dio si è chinato sulla debolezza di Israele, e ne ha fatto il suo popolo. Lo stesso atteggiamento di stupore può essere oggi il nostro. Dio si è chinato anche su di noi, per farci entrare nel Regno del suo Figlio.
"Ascoltate oggi la sua voce: "Non indurite il cuore...": Finalmente la preghiera approda all'ascolto. Parte dalla gioia, si distende nell'umile adorazione, sfocia nell'ascolto. Non è un ascolto del tutto piacevole: di fronte alla grandezza di Dio si scopre di avere un cuore indurito, che ha bisogno di conversione. La tentazione dei padri, che hanno tentato Dio nel deserto, è anche la nostra...
Per noi oggi è importante notare come si arriva al riconoscimento del peccato, del cuore indurito da correggere. Il punto di partenza è la lode, l'acclamazione, il riconoscimento della grandezza di Dio. Da dove partiamo noi nella nostra Quaresima? Da dove prendono le mosse le nostre catechesi, le omelie, la predicazione, i nostri esami di coscienza? Temo che il più delle volte l'avvio è dato dalla colpevolizzazione, dalla ricerca dei nostri sbagli, dal rimprovero... ma se ci limitiamo a indagare i nostri errori, come potremo ascoltare realmente la voce di Dio?

Flash sulla II lettura

Possiamo essere sicuri dell'amore di Dio? Possiamo sperare in lui? Come sappiamo che non resteremo delusi?
"Noi siamo in pace con Dio": così Paolo presenta la condizione del credente. E' l'esatto opposto di Massa e Meriba (tentazione e contesa). Due sono le garanzie che, secondo Paolo, ci mantengono in questa pace.
La prima è il dono dello Spirito, che riversa nei nostri cuori l'amore di Dio. La seconda è la morte di Cristo, che muore per i peccatori. Cronologicamente, la morte di Gesù è il primo dato. Paolo però mette al primo posto il dono dello Spirito. Dal nostro punto di vista, noi ci rendiamo conto della grandezza della croce soltanto quando lo Spirito ha via libera nei nostri cuori. Questo sarebbe lo scopo della nostra Quaresima: abbattere le barriere che nei nostri cuori si frappongono alla gioiosa presenza dello Spirito di Gesù.