Omelia (27-02-2005)
padre Antonio Rungi
Signore, dacci da bere l’acqua rigenerante della tua grazia

Nella Parola di Dio di questa quarta Domenica di Quaresima domina la figura della "Samaritana". Una figura che ci indica la strada di una serena, ma non priva di sacrifici e rinunce personali, ricerca di Dio, della sua grazia, della sua amicizia. L'acqua è l'elemento naturale che accompagna il nostro itinerario spirituale dalla nostra nascita alla vita della grazia, come il Battesimo, fino al momento in cui lasceremo questo mondo per l'eternità. L'acqua è anche l'elemento che accompagna il cammino del Popolo di Dio, Israele, verso la Terra Promessa. E se dal cibo in qualche modo, a livello alimentare, ci possiamo astenere per qualche giorno senza morire, dell'acqua, il nostro organismo non ne può fare assolutamente a meno. E' quell'elemento naturale essenziale ed indispensabile per vivere e sopravvivere. Questo segno tipicamente biblico viene proposto alla nostra attenzione in due contesti ben precisi della storia del Popolo di Dio dell'Antico e Nuovo Testamento. Nella Prima Lettura, tratta dal Libro dell'Esodo, il Libro che narra la liberazione di Israele dalla schiavitù dell'Egitto e la sua riconquistata libertà raggiunta con l'arrivo nella Terra Promessa, ci viene descritto il miracolo dell'acqua avvenuto a Massa e a Meriba.
Ecco il racconto dettagliato di ciò che successe esattamente: "In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: "Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?". Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: "Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!". Il Signore disse a Mosè: "Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà". Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?".
L'acqua, in gergo biblico, è simbolo della fede, anzi mediante questo elemento naturale veniamo alla fede con il sacramento del Battesimo. E' Gesù stesso che ha voluto attribuire all'acqua benedetta questo singolare dono della trasmissione della grazia battesimale e santificante, che è distacco dal peccato originale e possibilità reale di vivere in grazia di Dio anche in avvenire.
Il testo del Vangelo di Giovanni di oggi è sicuramente tra quelli più conosciuti e commentati, anche per la molteplicità dei risvolti teologici, umani morali che esso ingloba in sé. E' l'incontro di Gesù con la Samaritana a Sicar nella Samaria. C'è tutta una pedagogia di Gesù nel condurre questa donna straniera alla conoscenza di lui, mediante il dono della fede, anche qui espressa mediante l'elemento dell'acqua. Il racconto di questo incontro di Gesù con questa donna è descritto dall'Evangelista Giovanni con particolare accenti spirituali, umani e sociali. "In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ''Dammi da bere!'', tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?".
Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua"..
E' significativo che Gesù chiese un po' di acqua a questa donna, con lo scopo ben preciso di "farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma dell'amore di Dio" (Prefazio) che supera ogni barriera di ogni tipo, ideologia, razza, cultura, nazione e popolo.
In un mondo come il nostro in cui le diverse religiosi possono arrivare a contrasti insanabili e a lotte fratricide, come nel caso del terrorismo, delle guerre conosciute e dimenticate, delle ingiustizie sociali, delle barriere culturali che si ergono dentro e al di fuori di noi, questo passo del Vangelo risulta essere una proposta concreta di tolleranza ed accettazione, di condivisione e solidarietà. Farne tesoro nei nostri rapporti interculturali o globalizzati è il minimo indispensabile che possiamo ricavare come riflessione su di esso e tradurre in pratica i suggerimenti che ci dà.
E' interessante sottolineare alcune affermazioni di carattere teologico e dottrinali che troviamo espresse nella seconda lettura odierna tratta dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani. "Fratelli, - scrive l'Apostolo delle Genti - giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi".
Possiamo ben a ragione chiudere questo commento alla Parola di Dio con la preghiera iniziale che abbiamo recitato appena introdotta la liturgia eucaristica e che va sotto il nome di colletta: "Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia". E' la vera fede nella Trinità che ci fa scoprire la nostra povertà e miseria ed il bisogno di ricorrere continuamente a Dio per chiedere a Lui la divina misericordia, secondo gli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato per purificarci dai nostri peccati e rinnovarci quotidianamente, per far emergere il volto più bello del nostro essere figli di Dio, mediante la grazia, che è la manifestazione della nostra partecipazione alla vita dell'Altissimo.