Omelia (27-02-2005)
Totustuus


Tema

Le letture di oggi usano una metafora comune per descrivere l'esperienza di Dio del cristiano. Il Signore ispira l'intervento miracoloso di Mosè per trovare l'acqua per il suo popolo, che aveva già cominciato a pentirsi di aver abbandonato le certezze della sua schiavitù in Egitto. Il salmo 94 ricorda questo indurimento del cuore, pur dopo gli straordinari segni della potenza di Dio, ed il salmista invita tutti a adorare e ad aver fiducia nel Signore: Egli governa il modo. San Paolo ricorda ai cristiani di Roma che l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo.

Anche l'episodio evangelico ruota intorno ad una richiesta di acqua. Con un evidente utilizzo di significati duplici, Giovanni descrive l'incontro di Gesù con una donna samaritana. C'è un attento dialogo che muove dalla sete naturale alla sete latente di Dio, e dall'acqua naturale all'esperienza di Dio in Gesù Cristo quale soddisfazione di tutti i desideri umani. Gesù spiega alla donna che per ricevere questa "acqua" occorre abbandonare il peccato. Egli si rivela quale Messia e spiega che Dio va adorato in spirito e verità, non mediante un mero attaccamento alle abitudini. La donna corre a dire agli altri della sua esperienza e li porta a Gesù. Intanto, il Maestro spiega ai suoi apostoli che quest'opera di conversione, e non il cibo, costituisce il suo vero scopo e la sua missione. Chiarisce pure che il raccolto delle conversioni, seminato dai profeti, è pronto per la mietitura. Il lungo brano si conclude con la nota circa il fatto che molto Samaritani vennero e credettero che Gesù è il Redentore del mondo.

Dottrina

L'esperienza di Dio. È importante ricordare che i brani della Sacra Scrittura parlano di un'esperienza reale, pur attraverso l'immagine dell'acqua. Ci viene ricordato che all'interno di noi stessi viviamo un'autentica sete di Dio (analoga alla sete fisica, una delle necessità più impellenti del corpo), a volte in forma latente. Ci viene detto anche che ci è stata offerta una concreta risposta a questa sete nell'esperienza di Gesù Cristo. Essa non è solo la promessa della beatitudine ventura, ma la possibilità di un'esperienza attuale. Santi e scrittori mistici parlano di questa esperienza profonda, pur nell'incessante corso di circostanze a volte molto difficili.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 1214-1216 trattano del lavacro e dell'illuminazione che l'acqua del battesimo porta; i paragrafi 1265-1274 spiegano gli effetti del Battesimo.

Tentare Dio. Questa esperienza viene offerta liberamente e può essere accettata solamente nella libertà, se è desiderata e cercata. Occorrono coraggio e insistenza. Mosè sperimentò la natura incostante del suo popolo, le sue lamentele e la sua intenzione di tornare indietro. Nella loro debolezza e caparbietà gli israeliti offesero il Signore a causa della loro diffidenza. La donna samaritana non giunse al pozzo con l'aspettativa dichiarata di incontrare il Messia. Viveva alla giornata, in uno stato abituale di peccato. Sembra che questa sia una condizione piuttosto usuale. Viene portata alla piena consapevolezza della sua reale condizione e della concreta offerta dell'esperienza di Dio. La Sacra Scrittura riporta molti diversi episodi di durezza di cuore e di tentazione di Dio a causa della caparbietà e dell'orgoglio.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 2087-2094 spiegano, tra gli altri, i peccati di dubbio, d'incredulità, di disperazione, di presunzione, di indifferenza e di ingratitudine.

Il raccolto. In questo brano evangelico Gesù dice che il raccolto è pronto (v. 35). Questo vuol dire che la Provvidenza ha predisposto i cuori e le circostanze all'azione del Vangelo. Ha avuto luogo un'invisibile preparazione, così che i mietitori (coloro che evangelizzano) abbiano molto da mietere. Dobbiamo credere che il mondo, il nostro mondo, oggi, è stato preparato da Dio a ricevere il Vangelo.

Riferimenti nel Catechismo: il paragrafo 755 definisce la Chiesa come il podere o campo di Dio; il paragrafo 767 la definisce come il seme e l'inizio del regno di Dio; i paragrafi 849-856 parlano del mandato missionario della Chiesa.

Applicazioni pastorali

Nella storia, è stato atteggiamento comune quello di considerare la religione e Dio stesso ormai fuori moda. Per certi pensatori la religione ha rappresentato solo una fase nel corso del progressivo sviluppo della conoscenza umana, ed ora essa sarebbe stata sostituita da più affidabili e verificabili spiegazioni. Chi si dedica alla predicazione del Vangelo potrebbe sentirsi come uno scalatore, che avanza a tentoni cercando delle fenditure da usare come appigli per aggrapparsi, sulla superficie di solida pietra della miscredenza.

Qui si possono evidenziare due punti. Il primo è che non siamo riusciti a spiegare l'esistenza umana in termini di domanda e offerta. Basta osservare con attenzione la vita di chiunque per constatare la natura insoddisfacente dell'esistenza umana. Siamo stretti in una serie di apparenti contraddizioni: vogliamo vivere ma dobbiamo morire, vogliamo avere e non possiamo avere mai del tutto, vogliamo vivere per noi e dobbiamo vivere per gli altri, abbiamo sempre bisogno di certezze senza mai essere davvero sicuri... Sia a livello teorico sia per quel che ci capita quotidianamente, viviamo una serie di interrogativi ed enigmi ovvero, secondo l'immagine biblica, una sete incessante. Dobbiamo sbrogliare le nostre esperienze, e quelle degli altri, per riconoscere cosa c'è in fondo ad esse: la sete di Dio.

È pure utile pensare a quel che Gesù chiama il raccolto, quando dice che esso è pronto. In questo modo ci rivela che il nostro mondo è stato preparato alla verità e alla presenza del Vangelo. Ci è stato detto che Dio sta lavorando nelle menti e nei cuori degli uomini e delle donne, e che è nostro compito andar fuori e raccogliere i frutti. Questo ha serie implicazioni per la nostra prospettiva del mondo e per le nostre aspettative di successo.

Possiamo avere la tendenza a lamentarci che il mondo contemporaneo sia assai poco cristiano. Probabilmente lo è, ma ciò non vuol dire che non c'è raccolto. Il raccolto c'è, e in abbondanza: ci è stato detto. Può darsi che dobbiamo rivedere la nostra prospettiva e le nostre aspettative riguardo al mondo. Abbiamo davvero compreso il nucleo del Vangelo, o siamo troppo attaccati a modi e abitudini particolari di altri tempi? È di questo che ci lamentiamo? Comprendiamo e possiamo apprezzare gli attuali modi di pensare e valutare? Siamo arrivati a pensare e a giudicare in termini di categorie prestabilite, che non ci consentono di vedere ogni persona così com'è? L'amore è la nostra motivazione o una sorta di tristezza, o amarezza perfino, ha scolorito i nostri giudizi? Speriamo nel successo o ci aspettiamo solo rifiuto e fallimento?

Ricordiamoci di quel che ha detto Giovanni Paolo II, quasi a voler reinterpretare oggi il messaggio di Gesù circa il raccolto. Ha detto che i giovani oggi stanno riscoprendo il senso del sacro, anche se non sanno sempre come riconoscerlo. Quali altri segni della sete e del raccolto possono esserci?

Invece di cercare Dio, possiamo cominciare a dubitare di scoprire qualsiasi altra cosa che non sia già conosciuta. È difficile e faticoso vivere la realtà della visione del Vangelo della vita. La nostra.