Omelia (27-02-2005)
don Marco Pratesi
Signore, dammi di quest'acqua!

Il colloquio di Gesù con la samaritana gira intorno all'acqua e alla sete.
La sete è qui immagine della condizione umana, che è caratterizzata dal desiderio. Dalla nascita alla morte noi uomini desideriamo senza sosta: cose, persone, esperienze, etc... Le nostre giornate sono piene di sogni, speranze, voglie, aspirazioni, desideri.
Si vede qualcosa, ci sembra importante averlo per calmare la nostra sete. Avuto si rivela insufficiente e si comincia a desiderare altro, e così all'infinito. Non troviamo riposo; è una faticaccia: il nostro desiderio non si sazia mai.
È spesso questo senso di bisogno, questa volontà intensa di avere qualcosa che procuri soddisfazione, che ci porta ad andare contro la legge di Dio. Questa donna samaritana ne è un chiaro esempio: nella sua sete di felicità ha cambiato cinque uomini!
Il problema è centrale per ogni riflessione seria sull'uomo.
Per noi discepoli di Gesù non si tratta di estinguere il desiderio. Un uomo senza desideri è un uomo morto, per il quale la vita non ha alcun interesse né senso. Si tratta al contrario di potenziarlo, di saperlo gestire e indirizzare verso la giusta direzione: desiderare di più e meglio; desiderare l'acqua che dà Gesù.
Essa non è altro che l'amore di Dio riversato nei nostri cuori, gustato e vissuto.
"Chi ne beve non avrà più sete". Non che tolga all'uomo il desiderio, ma interrompe il ciclo infinito dei desideri che non trovano mai riposo.
Al tempo stesso l'acqua di Gesù non genera sazietà, noia e fastidio – come avviene per gli altri desideri una volta soddisfatti - ma porta a desiderarla ancora più intensamente: "Quanti mi mangiano avranno ancora fame, quanti mi bevono avranno ancora sete" (Sir 24,20).
Questa acqua tende ad attenuare in noi la sete delle creature. Quando si è scoperto, Dio si ricerca meno la soddisfazione – anche legittima – nelle altre cose: "In labore requies" (nella fatica, riposo). Finisce la cura di cercare sempre quello che mai appaga. Quando si scopre la bellezza e la gioia che è in Dio le creature non sono più al centro dell'attenzione e quasi spariscono "come – per usare una bella immagine di S. Massimo il Confessore – quando sorge il sole l'occhio non vede più le stelle".
Allora, anche noi chiediamo: "Signore, dammi sempre di quest'acqua!".

All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio sia ristoro alla nostra sete di vita, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:
Con fiducia chiediamo al Padre tutto quello che serve per la nostra vita: