| Omelia (20-02-2005) |
| don Nazareno Galullo (giovani) |
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Pietro: che figura!!! Credo che Pietro faccia proprio una brutta figura dicendo quella frase delle tende. Ma che cosa credeva? Che forse stare lì, a guardare un pezzo di eternità fosse la cosa migliore? Che forse Gesù era venuto per far stare tutti bene? Non aveva capito un tubo. Gesù stava là per fargli capire una verità: la vita che viveva adesso era "temporanea". Certamente non ci voleva mica Gesù per dimostrare la temporaneità di una vita: chissà quante volte avrà visto qualche persona morire. SI, okay, ma quando Gesù gli mostra Mosè ed Elia, che erano morti da tempo, fa capire che c'è veramente una vita eterna. E allora? E allora, in questo modo Gesù gli anticipa qualcosa che sarà capita soltanto dopo la risurrezione. La vita eterna esiste veramente! Esiste una vita futura. C'è gente, tutt'ora, che si scervella per "ascoltare" i defunti, che interroga maghi e streghe moderne per capire se esista o no l'aldilà. Beh, noi cristiani non abbiamo bisogno di interrogare niente..., abbiamo il vangelo ed abbiamo la testimonianza della trasfigurazione di Gesù, che ci dà una certezza: la vita eterna c'è. Problema: e la passione e la sofferenza di Cristo dove la mettiamo? La mettiamo nell'orizzonte umano di tutte le passioni e sofferenze umane: la certezza della vita eterna non ci toglie la certezza della sofferenza umana, creata e voluta certamente da Dio. Gesù stesso, vero Dio e vero Uomo, ce ne dà la conferma! Egli "il trasfigurato", avrà il volto "sfigurato" dalla passione, sulla croce. Caro Pietro, se proprio volevi fare tre tende, dovevi farle sotto la croce, e non come hai fatto tu, che "te la sei fatta sotto" nel momento in cui Gesù ha manifestato la sua piena potenza. Il calvario, luogo di morte e di Risurrezione. E invece sei fuggito davanti alla sofferenza eclatante, perché non hai sopportato che il tuo Gesù, quello dei miracoli, fosse così ucciso. Era proprio là che dovevi costruire le tende. Di fronte alla sofferenza Cristo non è fuggito. Questo insegnamento, tu, Pietro, lo hai colto soltanto dopo, quando hai subito una crocifissione peggiore a Roma: a testa in giù. Lì ti sei riscattato da quanto accaduto a Gerusalemme, tra fughe e rinnegamenti. E voi, di fronte alla sofferenza, che fate? Sentiamoci, scrivete. Ciao. d. Naza ([email protected] - www.vangelogiovane.it) |