Omelia (20-02-2005)
padre Paul Devreux


Ribadiamo il contesto: Gesù ha cominciato a parlare apertamente della sua Passione e Pietro lo ha rimproverato. Il risultato è che Gesù ha dovuto riprendere Pietro pubblicamente. Racconta Matteo che andarono sul monte sei giorni dopo, segno che quei sei giorni se li ricorda bene, perché sono stati pesanti, come quando in una famiglia o in ufficio si è litigato e nessuno osa più parlare per paura della suscettibilità dell'altro. Ci sono delle ferite aperte e soprattutto tanta incomprensione e non accettazione dei discorsi che fa Gesù. Se Gesù non prende qualche iniziativa, da li a poco la sua comunità si frantuma e tutti tornano a casa. Ecco perché decide di prendere con sè Pietro e altri due, e di andare a pregare.

Sul monte Gesù non si trasfigura, ma viene trasfigurato. Non sappiamo se se lo aspettava, ma sicuramente è un dono provvidenziale del Padre, che interviene a salvare la situazione che si è fatta pesante. L'aspetto di Gesù fa pensare che sta vedendo il Cielo aperto e questo lo rincuora. Il poter parlare con Mosè ed Elia della sua Passione è anche questo molto importante perché finalmente Gesù trova qualcuno che condivide con lui ciò che ha maturato riguardo alla sua prossima Passione. Quindi diciamo che il dono della trasfigurazione è per Gesù una grossa boccata d'ossigeno, ma lo è anche per i discepoli, che stavano facendo mille ragionamenti riguardo al loro maestro e s'interrogavano sull'opportunità di continuare a dargli fiducia o meno. Forse qualcuno, come Giuda, cominciava a pensare che stavano seguendo un pazzo pericoloso.

Per loro è bello vedere Gesù trasfigurato, perché è un po' come vedere un riflesso di Dio. E' bello anche vedere questi due grandi profeti, perché è una dimostrazione dell'esistenza della vita eterna. Vedono quello squarcio di Paradiso che tutti vorremmo vedere.

Altra cosa invece è sentire la voce del Padre: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". Questo li spaventa, perché ascoltare significa anche dare retta e seguire. Un conto è credere in Gesù e pregarlo affinché mi aiuti in questa vita; altra cosa è ascoltarlo e seguirlo, sapendo che Gesù è venuto a condividere tutte quelle povertà e sofferenze dell'uomo, che tante volte spero di riuscire a scansare, magari pregando proprio lui affinché mi aiuti ad evitarle.

Gesù è venuto per manifestare all'umanità l'amore e la solidarietà del Padre. Il Signore crea e aiuta continuamente tutta l'umanità, e cerca persone disposte a collaborare a questo suo progetto, cioè dei Cristiani. E' bello riuscire ad amare, ma come c'insegna Gesù, non è mai facile, ed è sempre frutto di una scelta e di una qualche rinuncia; ma è bello e dà senso sia alla vita che alla morte.

Signore aiuta anche me, come hai aiutato Pietro e compagni, ad avere sempre più fiducia in te, per poterti seguire con entusiasmo, senza accontentarmi di credere in te.