| Omelia (24-11-2002) |
| don Elio Dotto |
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Re nonostante tutto Narra un racconto ebraico che un giorno si presentarono ad un vecchio rabbino alcuni giovani discepoli trafelati: "Maestro - dissero - lungo la strada alcuni ci hanno detto che il regno del Messia è venuto". Il vecchio rabbino non disse una parola, aprì la finestra, guardò sulla strada, e poi chiuse la finestra, scuotendo la testa, con rassegnazione. Come a dire: se il regno del Messia fosse venuto, qualcosa avrebbe dovuto cambiare; tutto invece è come prima: ancora il peccato, l'ingiustizia, la sofferenza, le molte incredulità. Se ci pensiamo bene, molto simile a questa rassegnazione del rabbino può essere il nostro atteggiamento, mentre celebriamo la festa di Gesù Cristo re dell'universo, nell'ultima domenica dell'anno liturgico. È proprio vero - ci chiediamo - che il regno di Gesù si è esteso a tutto l'universo? È proprio vero che tutte le cose sono state rinnovate nel Cristo Re, come diciamo nella preghiera iniziale della liturgia di domenica? È proprio vero che la nostra vita è cambiata e ha ritrovato la bellezza e lo splendore delle origini? O non dobbiamo forse ammettere che tutto è rimasto come prima, e continua a rimanere come prima, nonostante le nostre buone intenzioni? Queste domande non sono certo inedite per la storia cristiana. Già i discepoli di Gesù se le erano fatte, verso la fine della sua missione. Essi avevano partecipato con gioia all'ingresso trionfale del Maestro, quando una folla esultante aveva cantato: "Osanna al Figlio di Davide, Osanna nel più alto dei cieli" (Mt 21,9). E tuttavia quella gioia era durata poco, perché quasi subito i capi del popolo avevano deciso di catturare quello scomodo Maestro. Certo, alla fine Gesù sarebbe stato ancora proclamato "Re dei Giudei", ma soltanto da quell'iscrizione sarcastica che Pilato avrebbe fatto mettere in cima alla croce (Mt 27,37). Dunque ben giustificati erano e sono quei dubbi sulla effettiva venuta del Regno. E proprio per rispondere a quei dubbi Gesù raccontò la parabola che ascoltiamo nel Vangelo di domenica: "Quando il Figlio dell'uomo verrà..., si siederà sul trono della sua gloria, e saranno riunite davanti a lui tutte le genti" (cfr Mt 25,31-46). Una parabola certo coraggiosa, nella quale Gesù ribadisce con forza quello che aveva detto fin dall'inizio: "Il Regno dei cieli è vicino" (Mt 4,17); questo Regno è già qui, bussa alla porta della vostra casa, attende soltanto che voi gli facciate spazio. E volete sapere - dice ancora Gesù - come bussa alla vostra porta? "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi" (Mt 25,35-37). Appunto attraverso tali gesti quotidiani si affaccia nella nostra vita il Regno nuovo di Gesù. Certo, ci sono ancora il peccato, l'ingiustizia, la sofferenza, le molte incredulità, come pensava rassegnato quel vecchio rabbino... Ma può essere diverso e nuovo il nostro modo di vedere questi mali, può essere diverso e nuovo il nostro cuore che li incontra: "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere". Il nostro cuore può essere come il cuore di Gesù: che è stato il cuore di un Re perché ha custodito fino alla fine - nonostante tutto - la compassione e la tenerezza del Padre. |