| Omelia (20-02-2005) |
| don Mario Campisi |
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Camminiamo alla luce del Vangelo La vita cristiana è vocazione a partire, cioè a lasciare e andare verso una nuova patria, un nuovo paese, una nuova casa, che solo Dio conosce. E' il cammino della fede che nasce dal battesimo. Ogni battezzato è un pellegrino della fede che si è messo in cammino la notte di Pasqua, perché in quella notte santissima tutti siamo nati come "figli della luce" e tutti ci siamo messi in cammino alla luce del Vangelo dietro a Cristo "luce del mondo". Il cammino quaresimale che abbiamo intrapreso domenica scorsa è esattamente il cammino della fede. La fede, dunque, è obbedienza a Dio. E' cammino. E l'itinerario è tracciato dalla Parola, dal Vangelo della croce (2^ lettura), che imprime una forza trasformante, come una metamorfosi, nella vita del discepolo docile all'ascolto del Figlio (Vangelo, v. 5). Non è statica la fede, ma dinamica. Essa è luce e fermento divino nel cuore dell'uomo. La fede, certamente, se è cammino è insieme anche rischio e ricerca sempre aperta: "Verso il paese che io ti indicherò", disse Dio ad Abramo (v. 1). Ma è pure sicurezza la fede, perché credere è fidarsi di Dio. E infine la fede è una scommessa; è la sfida più inquietante, perché credere vorrà dire andare sempre oltre. La fede non ha confini. Dunque, camminare alla luce del Vangelo vuol dire lasciarsi evangelizzare e compiere nella propria vita la sintesi necessaria tra fede e cultura. L'evento della trasfigurazione, come autentica teofania, ci mostra Gesù, vittorioso sulle tentazioni (1^ domenica di Quaresima), dal Padre riconosciuto "Figlio prediletto" al quale è dovuta l'obbedienza della fede: "Ascoltatelo" (v. 5). La Chiesa ci propone puntualmente in successione, nella prima e seconda domenica di Quaresima, il Vangelo delle tentazioni e della trasfigurazione: all'umiliazione succede la gloria della luce, alla prova l'approvazione del Padre, quasi ad anticiparci la morte e la risurrezione di Cristo. Per il credente il sentiero è segnato: è quello della croce, della prova, della sofferenza. Paolo lo ha chiesto a Timoteo perché fosse pure lui vero discepolo di Gesù: "Soffri anche tu insieme com me per il vangelo" (2^ lettura, v. 8). E' un passaggio obbligato, inevitabile, per giungere alla mèta della luce, della vita, della risurrezione: "E' possibile raggiungere l'alba solo seguendo il sentiero della notte". La legge della trasfigurazione implica e suppone la legge dell'incarnazione. Sicché possiamo quasi parlare di una duplice trasfigurazione di Cristo: una a scendere nell'umiliazione del Servo e l'altra a salire nell'esaltazione del Signore. E' importante capire questo dinamismo di trasfigurazioni che ci riguarda nel mistero di essere cristiani. Dobbiamo fare bene attenzione e respingere una sorta di crisianesimo senza croce che non di rado incontriamo sul nostro cammino. Del resto la stessa società consumistica ce lo propina. Ma Cristo non si dimezza e il Vangelo è senza sconti! Non si può svuotare il Vangelo della croce. Rimasero come incantati i discepoli sul Tabor: "Signore, è bello per noi restare qui" (v. 4). La trasfigurazione di Gesù fortifica gli apostoli per affrontare la prova della passione e della croce. Anche noi, confortati e illuminati dal Vangelo della trasfigurazione, siamo aiutati ad andare avanti nel cammino quaresimale. Questo Vangelo della gloria è quello stesso della croce. E' un solo Vangelo. E' il Vangelo della salvezza totale che si realizza in ciascuno di noi e nelle nostre comunità. Sappiamo riconoscerlo, accettarlo, viverlo e annunciarlo. Il mondo moderno, attraversato da forme nuove di ateismo, paradossalmente ha nostalgia di Vangelo. Paolo VI aggiungeva: "Non sarebbe esagerato parlare di una possente e tragica invocazione ad essere evangelizzato" (Evangelii nuntiandi, n. 55). |