| Omelia (13-02-2005) |
| don Mario Campisi |
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La forza della Parola E' sempre tempo di conversione. Ma la Quaresima è un "tempo forte", un tempo privilegiato offerto alle nostre comunità e alle persone per un cammino penitenziale di autentica conversione. Siamo tutti chiamati a ritrovare noi stessi, riconfrontandoci con Gesù Cristo. Nel messaggio di questa prima domenica di Quaresima, "conversione" significa: prendere coscienza del progetto di Dio sull'uomo e della risposta negativa dell'uomo (1^ lettura); farci solidali con Gesù che ha operato la scelta secondo il progetto di Dio (Vangelo); entrare nella corrente salvifica che ci trasforma da Adamo-uomo peccatore in Adamo fedele (2^ lettura). Dunque la Quaresima ci propone e ci invita a fare un cammino. Anzi, la Quaresima è essa stessa un cammino: il cammino del popolo di Dio che nella "nube del battesimo" attraversò il deserto; ma è ancora ogni anno il cammino battesimale che la Chiesa, popolo della Nuova Alleanza, propone ad ogni battezzato perché possa ripercorrere e rivivere il sacramento dell'iniziazione cristiana per una rinnovata partecipazione al mistero pasquale. E' proprio vero. Infatti, mentre ci mettiamo in cammino per ripensare e rivivere il nostro battesimo nelle sue implicanze impegnative, avvertiamo tutta la fragilità della natura umana ferita dal peccato delle origini (1^ lettura), per cui tutti siamo stati costituiti peccatori (2^ lettura). Non c'è alcun dubbio. Siamo fragili, deboli, incostanti; siamo, in qualche modo, perfino incapaci di fare il bene, tanto è presente in noi il peccato: "C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo.." (Rm 7,18ss). Non diversa, ammettiamolo, è la nostra esperienza. Ne siamo consapevoli. Ma non abbastanza. E' troppo facile cadere, e le tentazioni sono sempre in agguato. Ma non dobbiamo temere, perché "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze" (1Cor 10, 13). Ci riferiamo al brano evangelico di oggi. Sono le tentazioni di Gesù; ma quelle tentazioni ci riguardano. In realtà sono le nostre quotidiane tentazioni anche se si vuole escludere il diavolo da esse. Le sue tentazioni sono molto emblematiche per ciascuno di noi. Il nostro primo e fondamentale atteggiamento di cristiani è quello di credere alla tentazione, che, per essere prova della libertà dell'uomo, costituisce un valore per lo sviluppo e la crescita della persona. Certo non bisogna cercare la tentazione, ma piuttosto pregare: "Non ci indurre in tentazione". A nessuno è lecito esporsi al pericolo. In particolare, poi, le tentazioni messianiche di Gesù ci interpellano e ci provocano a scegliere continuamente l'autentico cristianesimo e il Vangelo della verità nella vita di ogni giorno. La tentazione del "pane" ci fa pensare ad un cristianesimo esclusivamente mondano e orizzontale, ad un Vangelo tutto sociale che propone una speranza rinchiusa solo nell'utopia della storia. La tentazione del "pinnacolo del tempio" ci fa scoprire che dentro di noi si annida caparbiamente la ricerca di un cristianesimo miracolistico e di conseguenza esibizionistico che ci spinge verso il sensazionale, lo strepitoso, la novità e lo scoop religioso. La tentazione dei "regni del mondo", che seduce con la prospettiva del potere politico e della gloria, ci invita a preferire il culto delle cose a quello di Dio. Queste tentazioni non sono di un momento, ma perdurano nella nostra esistenza. La vita cristiana è vita di fede. E' fondata sulla Parola di Dio e si nutre di essa. Esemplare, allora, il ricorso di Gesù alla Parola per vincere le tentazioni. La vittoria consiste nel dare ascolto alla Parola di verità e credere in essa, rifiutando le parole della menzogna. |