| Omelia (17-11-2002) |
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Bene, servo buono e fedele Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno liturgico e la Liturgia della Parola ci propone il tema della "veglia". Bisogna vegliare nell'attesa del ritorno del Signore Gesù. Gli angeli ci hanno detto che lo vedremo ritornare così com'è salito al cielo, quindi lo attendiamo nella gloria del Padre suo e dei suoi angeli. L'attesa della sua venuta è per noi motivo di operosità e non di pigrizia. Partendo dalla speranza di poter contemplare in eterno il suo volto, prima con l'anima e poi con il corpo glorificato, dobbiamo agire come la donna del libro dei Proverbi "apre le sue mani al misero, stende la mano al povero". Attesa, quindi, come operosità, come impegnare i tanti doni che il Signore ci ha dato per poterli poi presentare a Lui raddoppiati. Impegnare i suoi doni dati a noi è un rischio; un rischio che porta tanta sofferenza ma anche tantissima gioia. Sofferenza perché è un dare quello che si ha, metterlo a frutto non per se stessi ma per l'edificazione vicendevole e per il bene della comunità. E' gioia grande "perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza" e perché nella realtà del Regno di Dio c'è più gioia nel dare. E' un donare gratuito: gratuitamente abbiamo ricevuto gratuitamente diamo e nel donare arricchiamo noi stessi. Impegnare i doni è arricchire noi e gli altri. Preghiamo con forza lo Spirito affinché ci faccia scoprire i doni che il Signore ci ha dato e ci dia la forza di impegnarli per il bene comune. Allora saremo sicuri che alla fine quando ci presenteremo a lui con i doni raddoppiati nelle opere di giustizia, pace e amore, Lui ci dirà "bene, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo padrone" perché come me hai rischiato la tua vita, fino all'effusione del sangue, per i miei amici. L'impegno non deve essere mosso dalla paura "del pianto e stridori di denti" perché la paura non rende liberi ma blocca ogni azione; invece, l'impegno deve partire dal sapersi amati, è una risposta all'amore di chi ci ha amati per primo senza conoscere il nostro comportamento. L'Amore è con noi soprattutto quando mettiamo la nostra vita in gioco per Lui perché è risposta al Suo infinito ed incalcolabile amore. |