Omelia (17-11-2002)
padre Paul Devreux
Mt 25,14-30

La parabola del Vangelo di oggi, ci parla di un uomo che parte per un viaggio, e consegna i suoi beni ai suoi servi.

Due di questi accolgono quest'opportunità con entusiasmo e gratitudine, e si danno da fare per far fruttificare questo capitale. Il terzo, preso dalle sue paure, mette il tutto sotto terra. Gesù racconta questa parabola per aiutarci a non cadere nello stesso errore.

I talenti sono il capitale che Dio ci consegna. Non sono i nostri talenti. Sono quelli di Dio; vale a dire il suo amore, manifestatoci in Gesù, suo figlio, che il Padre ci consegna.

Come accolgo questo dono? Con entusiasmo e gratitudine, o con paura e diffidenza? Queste sono domande che devo pormi, per vedere se ho una giusta immagine di Dio, o se ho un'immagine distorta, come il terzo; perché il mio atteggiamento nei confronti dei talenti dipende dall'immagine che mi sono fatto di Dio.

I primi due, prendono parte alla gioia del padrone che gli consegna molto amore. Pieni di gratitudine, riversano quest'amore su tutte le persone che incontrano, facendolo così fruttificare. Più ne parlano, più lo manifestano, più quest'amore si diffonde nel cuore d'altri fratelli.

Il terzo, purtroppo è diffidente, e si domanda: "Cosa vuole da me, perché mi ama cosi, cosa c'è dietro, vuole portarmi in convento?" Quest'atteggiamento probabilmente nasce da esperienze umane fatte che rendono la persona pessimista. Il risultato è che prende il dono e lo mette al sicuro, secondo gli usi di allora, mettendolo sotto terra, come il "filuferu", e così si sente le spalle coperte nei confronti di questo dono che considera pericoloso. E' come chi oggi dice: "Io non faccio del male a nessuno!"

Tutto ciò è il frutto di una immagine di Dio distorta, che in qualche modo questo fratello si è fatto. Quest'uomo arriva al punto di essere offensivo e cattivo nei confronti del padrone, riconsegnandogli il dono. E' come se dicesse: "Non lo volevo e non lo voglio, sto meglio senza!" Poi lo accusa di essere duro e di voler raccogliere anche dove non ha seminato, cioè di sfruttare il lavoro degli altri senza fare niente. E' una calunnia, perché Dio il suo amore lo semina dappertutto e per tutti.

Per difendersi accusa, come tante volte faccio anch'io. Ci sarebbe da piangere, ma questa è la Passione di Dio per l'uomo, e questo bisogna contemplare per arrivare ad avere la giusta immagine di questo padrone, che ci consegna suo figlio.

Il padrone non richiede i talenti ai servi; chiede solo i conti, per vedere se c'è stato un interesse per l'opportunità che gli ha dato. L' "interesse" che ho maturato è la mia nuova identità di Cristiano, che mi rende figlio di Dio, e mi permette di partecipare alla gioia del Signore. Il Signore si rallegra di ciò, ma si dispone a soffrire di nuovo per quel povero che ancora non si fida di lui, e che è costretto a sgravare del "peso" del suo amore, riconsegnandolo alla solitudine e alle tenebre, fino a quando riuscirà a sopportare almeno un lumicino dell'amore di Dio che non lo spaventi e accechi.

Che Passione per Dio, doverci donare il suo amore con il conta gocce, per evitare che ci spaventiamo e scappiamo.

Signore pietà.