| Omelia (20-03-2005) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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La fede - privilegio Lanciandogli addosso palme e rami d'ulivo ed esaltandolo con munifiche ovazioni mentre entra in città, la gente di Gerusalemme riconosce in Gesù il Messia che ha instaurato il Regno di Dio e che merita la gloria che si addice alla divinità onnipotente. Cos' facciamo oggi anche noi, in questa Domenica in cui le chiese si affollano in modo del tutto speciale: professiamo la nostra fede nel Dio fatto uomo per noi e per la nostra salvezza. Tuttavia, nel contemplare il brano della Passione affinato al contenuto della Lettera ai Filippesi, siamo chiamati a riconoscere nella persona di Gesù Cristo anche il Dio che si umilia, privandosi delle proprie grandezze e delle caratteristiche di grandezza al punto da farsi uccidere sulla croce. Il che costituisce il privilegio della nostra fede, intrisa di "irrazionalità" e di "pazzia": Dio che annichilisce se stesso incarnadosi come uomo è già qualcosa di paradossale e razionalmente inconcepibile, se consideriamo le aspettative dell'intelligenza umana, atta a dare una spiegazione logica a tutto; ma un Dio che si abbassa a tal punto da farsi uccidere sulla croce per la salvezza dell'umanità, che decide di optare per l'inverosimile nelle sue azioni a favore dell'uomo mettendo da parte il ricorso ai miracoli e ai prodigi che gli avrebbero reso più facile siffatto piano salvifico e che preferisce le sofferenze fisiche e gli insulti alla propria autorevolezza, questo oltre che umanamente irrazionale - stiamo parlando appunto in termini puramente umani - è puro atto di follia. Non per niente San Paolo parlerà poi di "follia della croce" additando questo argomento come scandaloso per i Giudei e stolto per i pagani; perché si tratta effettivamente di un dato razionalmente inconcepibile. Ma perché abbiamo parlato di "privilegio"? Per il semplice fatto che la fede in una simile divinità che va in cerca dell'uomo essendo disposta a tanto è un appunto motivo di orgoglio e di vanto per noi cristiani, che ne abbiamo l'esclusiva! In altre parole, solo nel cristianesimo si professa un Dio capace di umiliazione e di autodistruzione ai fini di venire incontro alle debolezze dell'uomo, e mentre presso altri contesti culturali avviene che è sempre l'uomo a cercare Dio, nella Passone di Cristo Dio raggiunge l'uomo nella sua profondità piena... In questo caso infatti Dio sperimenta le sofferenze della carne umana, le vessazioni alla propria persona e i deprezzamenti della propria dignità. Questo è sufficiente a far sì che anche noi siamo disposti ad accogliere con umile rassegnazione tutte le umiliazioni e le sofferenze che la vita ci impone, con lo spirito della serena mansuetudine di cui lo stesso Cristo è stato esempio. Denigrazioni, insulti, cattiverie, deprezzamenti sono il destino a cui il vero discepolo di Cristo è chiamato nelle svariate circostanze della vita e che, affrontate con coraggio, determinano la ricompensa della gloria futura e per questo occorre disporsi ad accoglierle con coraggio, valutando il positivo che esse contengono e la possibilità di realizzazione che in esse si cela, molto più che nelle situazioni di successo. Che dire poi delle ingiustizie che, molte volte senza possibilità di rimedio, si è costretti a subire in silenzio? Certo ci ossessionano e turbano la nostra tranquillità spirituale, ciò nondimeno, anche se questo può risultare pura teoria, l'attitudine migliore da parte nostra è quella di sottoporci ad esse volentieri e senza repliche, perché vale la pena godere del premio dopo numerosi patemi e sofferenze e non già illudersi di un momentaneo e fugace successo iniziale che può trasformarsi in una disfatta. Tutte queste cose ci configurano alla croce di Cristo; quella che in tutti i casi noi siamo chiamati ad accettare e di cui siamo tenuti a farci carico, essendo fra l'altro inevitabile. Una croce mista a sofferenze e patimenti che la contornano, la quale non può tuttavia non trasformarsi in resurrezione e gloria. San Paolo: "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria che ci è riservata in futuro". Anche sotto questo aspetto allora la nostra fede è un privilegio. |