Omelia (13-02-2005)
padre Gian Franco Scarpitta
L'antitesi della "perversione"

Circostanze tristi e avvenimenti dolorosi. Esperienze improvvise di morte, di angoscia, di dolore... Come interpretarli? Come conciliare l'esistenza di un Dio buono, provvidente e misericordioso con l'evidenza di tantissimi tristi eventi quali la morte prematura di un giovane o la scomparsa, a pochi anni dalla sua nascita, di un pargoletto?
Si tratta di un interrogativo inquietante, al quale non sempre è facile dare una risposta, specialmente quando circostanze simili ci interessano più da vicino. L'unica risposta certa è che di fronte al carattere inaudito di esperienze simili noi possiamo trovare consolazione solamente nelle parole della fede. Eventi di tale portata sono certamente sconcertanti e non è illegittimo che noi ci si possa avvilire e smarrire di fronte a circostanze simili; così come è legittimo il dolore, il pianto e il senso di vuoto; è molto difficile anche accettare quello che stiamo per dire, tuttavia dove mai potremo trovare consolazione se non nella prospettiva della fede, per la quale vi è un Dio che tutto dispone e che tutto realizza?
Solo questa prospettiva potrà aiutarci a comprendere che in questi casi vi è sempre la realizzazione di un progetto divino, e che tale progetto è sempre finalizzato al bene, alla gloria, anche se a noi sul momento risulta difficile accettare tale conclusione.
Perché muore un bimbo? Perché un giovane viene strappato alla vita nel pieno della sua baldanza? La fede ci offre una risposta precisa: non lo sappiamo! Tuttavia, anche se a noi questi sfuggono e ci risulta difficile accettarli, Dio ha i suoi progetti di bene e di amore anche in casi come quresti. Chissà... Forse servono degli angeli in Cielo e Dio chiama a se proprio loro (me l'ha insegnato una mamma in lutto)... Forse vuole donare loro la vita eterna immediatamente per sottrarli ad un ambiente malvagio (Sapienza 3)... Forse li vuole accanto a sé proprio perché buoni, intelligenti... In tutti i casi nella fede scopriremo che si tratta di un progetto di amore, poiché Dio può volere solo il bene.

Sia quel che sia, è anche vero che determinati avvenimenti costituiscono altresì un monito divino alla conversione: si tratta senz'altro di "visite" del Signore, il quale ci invita ad abbandonare la nostra ostinazione al peccato, al disordine spirituale, al falso orgoglio per poter tornare a Lui con tutto il cuore.
Ma che rilevanza assumono tutte queste riflessioni con la tematica della liturgia odierna?
Risponderemo alla domanda osservando come nell'ora della prova e della tentazione nel deserto Gesù si trova in condizioni del tutto spiacevoli e precarie, e pertanto avrebbe anche potuto cedere alle seduzioni demoniache e –chissà...- anche lui abbandonare la fede in circostanze di solitudine e di smarrimento come quella (il deserto) per ottenere soddisfazioni certe e garantite. Ma se Egli confuta il Tentatore appellandosi alla Scrittura, ciò significa che nonostante tutto scorge la presenza del Padre che lo sta assistendo nella solitudine e riconosce la Sua Parola come realmente valida. La prova del deserto è quindi per lui un'opportunità per comprendere l'importanza di Dio come alternativa al diavolo. Del resto, se leggiamo attentamente il testo messo a raffronto con il parallelo di Marco, scopriremo che a condurre Gesù nel deserto era stato proprio lo Spirito Santo. Il che spiega tutto.
Ebbene, se pure pesante ed insostenibile sul momento, la presenza di tormenti, sofferenze e paure è una modalità di riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita e se tali ostacoli si superano con il suo aiuto, anche per noi avverrà esattamente quello che avvenne al Signore, una volta che il diavolo fuggì: gli angeli lo servivano. In altre parole, otterremo ricompensa proporzionata e anche di più, visto che Dio stesso si porrà al nostro servizio!

E tale è uno degli aspetti della Quaresima, che costituisce un periodo nel quale tutti siamo chiamati a distogliere lo sguardo da noi stessi e dalle nostre abitudinarie interpretazioni degli avvenimenti e della realtà onde poter assumere la mentalità di Dio e tutti i connotati divini negli atteggiamenti e nel comportamento. E' insomma il tempo della "conversione", che è l'antitesi alla "perversione" di Adamo ed Eva di cui alla Prima Lettura, vale a dire un intero processo con il quale ci si convince della convenienza del primato di Dio nella nostra vita e della banalità della nostra vita e delle nostre scelte quando si fondino esclusivamente su criteri terreni; un itinerario insomma che vuole innanzitutto una presa di coscienza e una convinzione previa. Quella della presenza di Dio anche nel male.