Omelia (28-06-2015)
fr. Massimo Rossi
Commento su Marco 5,21-43

Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi. Le creature del mondo sono buone; in esse non c'è veleno di morte. Questa dichiarazione del Libro della Sapienza sprizza ottimismo e positività da tutti i pori! Questa dichiarazione del Libro della Sapienza smentisce tutti coloro che credono e insegnano che, se Dio ha creato tutto, ha creato anche il male; (smentisce tutti coloro che credono e insegnano) che Dio mette alla prova la (nostra) fede inviando sofferenze e calamità; (smentisce tutti coloro che credono e insegnano) che Dio provoca la rovina dei malvagi...
Affermazioni come queste ridimensionano non poco la bontà infinita di Dio e al tempo stesso insinuano la malizia nel nostro DNA, quel veleno di morte che ammorba ogni atto, ogni parola, ogni pensiero umano...
Mentre scrivevo l'omelia, la radio trasmetteva la notizia della tragedia di un barcone carico di profughi, salpato dalla Libia e rovesciatosi nel Golfo di Sicilia, provocando la morte di più di 700 persone, tra le quali, 50 bambini... All'improvviso l'euforia si è spenta. Come si fa a parlare della bontà di Dio e delle sue creature, quando si ascoltano notizie come questa? Lo scenario apocalittico cui assistiamo ormai da dieci anni e più non è imputabile a cause naturali; è una catastrofe provocata, favorita, alimentata dai calcoli politici, dagli interessi economici; in altri termini, dall'egoismo e dalla prepotenza degli uomini... E siamo colti anche noi, dalla tentazione di concludere che, alla luce di quanto accade oggi, come nei secoli passati, le parole che leggiamo e ascoltiamo a Messa, anche queste sono solo parole! Tutt'al più, si tratta pii desideri di uomini e donne sull'orlo della disperazione, i quali hanno bisogno, abbiamo bisogno di credere che Dio è buono, almeno Lui, e che non tutti gli uomini e le donne sono cattivi, schiavi del denaro, persone squallide, bestie più che persone...
Eppure, il Vangelo ci chiede di continuare a credere nella bontà di Dio. La fede è necessaria proprio quando la situazione precipita, quando, umanamente parlando, le speranze non sono più sostenibili: quando una figlia, per la quale avevamo chiesto a Dio la guarigione, muore, quale speranza rimane? organizziamo un bel funerale, preghiamo per la pace dell'anima sua e la rassegnazione dei familiari.
Invece, Gesù esorta il capo della sinagoga a non temere, la fede può ancora sostenere la sua preghiera. C'è sempre un buon motivo per continuare a pregare! e Dio può veramente aiutarci!
Ma perché Dio ci possa aiutare, è necessario mantenere aperto il canale di comunicazione con Lui, e questo canale, questa comunicazione si chiama fede. Se avete fatto attenzione, il pensiero che muove la donna affetta da emorragie a toccare il mantello di Gesù non è soltanto la guarigione, ma la salvezza: la salvezza è categoria molto più vasta che la salute fisica. È come se la donna avesse firmato un assegno in bianco senza cifra, e chiedesse al Signore di scrivere Lui la cifra.
È come se la donna avesse detto a Dio, in cuor suo: "Io lo so che tu mi ascolti, io lo so che farai qualcosa per il mio bene, ma so anche che Tu conosci meglio di me qual è il mio bene.
Dunque, io ti prego, e lascio a te la decisione di cosa fare, di quale aiuto darmi.".

E, come la donna emorroissa continua a credere nella potenza risanatrice di Gesù, anche il padre della bambina continua a credere in Gesù, nonostante l'apparente irreparabilità del suo dramma.
Quello che impariamo da questa pagina di Vangelo è che anche quando i nostri occhi non sono più in grado di vedere soluzioni ai problemi, anche quando sembra che tutto sia ormai perduto, Dio conosce vie di salvezza, soluzioni ulteriori.
Del resto, anche gli apostoli, Pietro in testa, non capirono subito che cosa Gesù stava facendo, lo avrebbero capito soltanto dopo, a cose fatte (cfr. Gv 13). Il gesto della lavanda dei piedi fu per Gesù l'occasione per dichiarare ai Dodici che il Padre aveva comunicato al Figlio i suoi progetti, progetti di bene, ma questi progetti non erano, non sono immediatamente chiari...bisognava fidarsi, bisogna fidarsi! La fede si accorda a Dio, prima che intervenga, non dopo, una volta verificato il Suo intervento e la conformità dello stesso alle nostre preghiere. Anzi, è la fede (preventiva) che muove, per così dire, Dio ad agire per il bene nostro. L'episodio del paralitico calato dal tetto, col suo lettuccio, davanti a Gesù, affinché lo guarisse, è paradigmatico: il desiderio del miracolo era implicito; ma Gesù risponde: "Ti sono perdonati i tuoi peccati." (Mc 2,1-12), lasciando verosimilmente sbigottito il malato e, con lui, i suoi amici... I farisei e i dottori della Legge presenti rimasero addirittura scandalizzati: "Chi si crede d'essere? Soltanto Dio può perdonare i peccati!". In verità, il concetto cristiano di salvezza riguarda essenzialmente il perdono dei peccati. Ma, come al solito, le vie del Signore, i suoi pensieri sono molto, molto lontani dalle nostre vie e dai nostri pensieri. Noi pensiamo alla salute del corpo; Dio punta alla salvezza dell'anima.
Il corpo è destinato a perire; l'anima, invece, è immortale.
Il versetto conclusivo del Vangelo è ad un tempo tenero e assurdo: il Signore ordina ai genitori che diano da mangiare alla bambina: un indizio che Dio ha a cuore l'integrità di tutta la persona, non solo la parte spirituale. La raccomandazione insistente di mantenere il segreto su quanto era avvenuto è poco realista, dal momento che tutta la casa era affollata di parenti e conoscenti accorsi per manifestare il loro cordoglio alla famiglia... Inoltre il paese non dev'essere stato un grande paese. Infine quella bambina era figlia del capo della sinagoga, un uomo in vista, conosciuto e stimato da tutti... Come si poteva impedire che la notizia trapelasse?
In realtà non si trattava di tener nascosta la notizia, ma di evitare che il miracolo assumesse un rilievo esagerato rispetto al suo valore reale; mi spiego: richiamare in vita un cadavere, un fatto certamente straordinario, non risolveva tuttavia il problema della morte!
Sarebbe stata la risurrezione di Cristo a togliere l'ultima parola alla morte. Soltanto allora, quando cioè Gesù fosse risorto dai morti, l'annuncio della Pasqua avrebbe potuto risuonare in tutto il suo vigore, in tutta la sua portata salvifica.
La Pasqua del Signore produce un cambiamento sostanziale nel cammino del Vangelo: dal silenzio spaventato si passa all'annuncio coraggioso; dal segreto, alla proclamazione apertis verbis.
E qui casca l'asino! Siamo ancora poco chiari nell'annunciare il Vangelo, poco coraggiosi, troppo diplomatici... C'è ancora parecchio rispetto umano nella nostra predicazione...
Rinnegare sé stessi! forse è questo il segreto dello specifico cristiano, ciò che chiamiamo ?differenza cristiana'. Imploriamo la forza dello Spirito Santo, l'unico vero, grande miracolo che Dio ha fatto a noi e per noi.