| Omelia (22-04-2013) |
| Paolo Curtaz |
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Commento su Gv 10,1-10 Gesù parla per immagini e oggi riprendiamo la figura del pastore delle pecore che ieri, dolorosamente, ci ha spinto a riflettere sul sacerdozio nella Chiesa e a pregare perché il Signore doni alla sua Chiesa pastori secondo il suo cuore. Leggendo l'inizio del brano di Giovanni mi piace sottolineare un particolare che chi vive in campagna conosce bene: fra gli animali e chi li accudisce si crea un rapporto di affetto e di complicità, di intesa. Le pecore (ma anche i cani, le mucche, i cavalli...) riconoscono bene il proprio padrone, ne seguono la voce, si avvicinano quando compare all'orizzonte. E Gesù conferma: è la voce che aiuta le pecore a riconoscere il padrone del gregge, a distinguerlo dai mercenari, dagli stipendiati che non si assumono certo dei rischi per le pecore! Come riusciamo a riconoscere la presenza del Signore nella nostra vita? Proprio dalla sua voce, dalla Parola che meditiamo quotidianamente e che è diventata il faro della nostra vita, la bussola per le nostre scelte. Meditare e conoscere la Parola ci permette di riconoscere il Signore nelle cose che facciamo, nelle scelte da compiere, senza farci deviare dalle seduzioni dei mercenari. |