| Omelia (14-12-2014) |
| Agenzia SIR |
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In Giovanni Battista è tutta la profezia che Dio ha regalato ai padri ebrei per l'intera l'umanità. Giovanni precede e fa vedere "la luce vera che illumina ogni uomo". Il mondo non potrebbe mai riconoscerla senza la testimonianza del profeta. Credere nel Figlio di Dio è grazia assoluta; la fede non è legata a una causa, alla ragione o a un'azione umana. È puro dono di Dio. In questo Vangelo la funzione del Battista non è quella di prepararne l'arrivo, ma di dare testimonianza della presenza del Messia. Dopo di lui anche noi, oggi, siamo chiamati a testimoniarlo presente tra noi e nella storia dell'umanità. Quando il Messia non è presente, la testimonianza si dà attraverso grandi segni e figure, come fu con Mosè ed Elia. Più si avvicina il tempo del Messia, e soprattutto quando Egli è presente, più la testimonianza deve farsi piccola per non coprire la presenza del Figlio di Dio tra noi. La testimonianza deve essere una negazione di sé e un segnale che porta diritti a Gesù Cristo. Il "non essere" di Giovanni il Battista è la via larga che mostra la signoria di Gesù. Giovanni alla domanda rivoltagli - "Tu chi sei?" - risponde: "Io non sono il Cristo". E porta gli interroganti al vertice di Isaia: "Io sono voce di uno". Il battesimo di Giovanni non può contenere il mistero del Battesimo di Gesù, che è tutt'altra cosa rispetto a questo battesimo nell'acqua. Tuttavia, proprio perché ne è solo un "piccolo" segno, è capace di indicare e comunicarne la realtà. È una vera testimonianza. Agostino definisce Giovanni "voce della Parola". Commento a cura di don Angelo Sceppacerca |