| Omelia (30-11-2014) |
| don Raffaello Ciccone |
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Commento su Is 51,1-6; 2Cor 2, 14-16a; Gv 5,33-39 Isaia 51, 1-6 Ci troviamo verso la fine dell'esilio di Babilonia (sec. VI a.C.) e il profeta anonimo, detto Secondo Isaia, vuole incoraggiare il suo popolo perch� incominci a intravedere un futuro di liberazione. Il profeta sa che il Signore mantiene le sue promesse e quindi osa smuovere la desolazione e la rassegnazione con un richiamo fortissimo. Tutto il capitolo 51, giocato sulla garanzia di Dio che finalmente parla di novit�, per tre volte richiama il verbo "ascoltare": un verbo prezioso e di dialogo, qui ricordato nei primi 8 versetti. E' Dio stesso che parla al suo popolo. Vengono insieme collegate le grandi tappe del mondo: la creazione, la storia e la sua conclusione (escatologia). Ma tutto � nelle mani del Dio provvidente. Il popolo � invitato a sperare, a credere, a ripensare alle proprie origini. Il messaggio, tuttavia, � rivolto e quindi � interpretabile" da chi cerca la giustizia, da chi cerca il Signore". Il primo elemento � perci� l'attesa operosa, il desiderio di trovare soluzioni, la speranza che Dio possa aprire progetti. E questo � il significato della preghiera che deve essere tessuta di attese, di storia di popolo, di progetti che si innestano nelle linee di Dio. La prima risposta rimanda alla roccia e alla cava: sono realt� che fanno riferimento alla pietra, che ha caratteri di solidit�. Dio stesso � roccia. La fede � richiamo alla roccia con il nostro Amen. Abramo e Sara, che vivono un matrimonio sterile, sono la radice di molti popoli. E' un avvertimento convincente di quanto il Signore � capace di far discendere da loro popoli e speranza. Perci� se gli ultimi ricordi di Gerusalemme, visti o raccontati, sono distruzioni e rovine, la Gerusalemme abbattuta e i campi deserti fioriranno come l'Eden e come il giardino di Dio. Gli avvenimenti del futuro sono descritti come i fatti del passato perch� si abbiano dei riferimenti costruttivi e visivi. Insieme a tutto ci� si svilupperanno gioia, allegrezza, musica e danza come nei tempi splendidi della gloria di Gerusalemme: la musica � sempre accompagnata dalla danza; cos� tutto il corpo esprime la bellezza ed il ringraziamento. Anzi tutti i popoli ritroveranno nel Dio d'Israele, che pure � un popolo vinto, speranza e salvezza poich� da Dio avranno "legge e diritto". Non � infatti detto che i popoli vincitori godano gioia piena. Anch'essi sono sotto legislazioni di potere e di potenza, per cui, a questo punto, "Le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio." E il braccio � il potere di Dio, santo, giusto e misericordioso. Il braccio del Signore guid� gli israeliti fuori dall'Egitto (6,6; 15,16); cre� il mondo (Ger 27,5), vinse le forze caotiche che si opponevano alla creazione per guidare ora Israele fuori dall'esilio (Is 51,9-11). Cieli e terra sono esempi di stabilit�, eppure di fronte alle promesse di Dio e alle sue garanzie diventano realt� fragili che si dissolvono: sono richiamate anche le grandi divinit� del mondo antico: sole, luna e stelle, grandi divinit� pagane, diventano insignificanti e innocue. 2Corinzi 2,14-16b. Paolo ha incontrato molte difficolt� a Corinto per una opposizione tra un gruppo di apostoli e una Chiesa che essi hanno fondato. Una persona di una certa autorevolezza, ma si discute chi fosse, aveva fortemente criticato il Vangelo predicato da Paolo e dai suoi collaboratori. E i Corinzi, da poco evangelizzati, si erano lasciati sedurre ed avevano abbandonato Paolo. A questo punto, dalle notizie ricevute, l'apostolo prese la decisione di non troncare il rapporto, ma prefer� scrivere piuttosto che recarsi di persona nella sua comunit�. La lettera, portata da Tito, produsse effetti positivi. Cos� Paolo si rappacific� con i cristiani di Corinto. Il testo, che abbiamo letto, troppo breve per inglobare discussioni e tensioni esistenti, ci presenta una immagine curiosa che per� faceva colpo sulla folla perch� si esprimeva in un apparato maestoso, tra folle esultanti e apparati fastosi. Cristo viene paragonato ad un generale romano, vincitore su un esercito nemico, e quindi conquistatore, per cui il Senato ha organizzato un trionfo. Cos� il vincitore sfilava su un carro, circondato dai suoi ufficiali pi� importanti, mentre i nemici vinti seguivano incatenati e giovani donne spargevano petali di fiori e profumo lungo le strade. Dovevano esserci anche bracieri in cui particolari essenze venivano bruciate mentre la folla festante si inebriava e si esaltava, commossa e orgogliosa, di essere partecipe della gloria del vincitore. Cos� oggi Dio percorre il mondo con il suo carro trionfale dell'Evangelo e con Lui gli apostoli diffondono, con la predicazione, la conoscenza di Dio come un buon profumo che inebria e fa esplodere la novit� e la gioia. Mentre Dio � l'autore della vita e della morte, compito degli apostoli � quello di essere ministri della Parola e quindi non debbono trafficare, barattare, alterare e mascherare la Parola del Signore. Paolo denuncia l'esistenza di falsi apostoli insinceri, preoccupati del propri interesse che alteravano la Parola di Ges�. Paolo si rese conto che ogni credente � stato fatto da Dio annunciatore. "Egli diffonde ovunque per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza!" Ma, come Cristo, che � stato il segno di contraddizione nel mondo (Lc 2,34), e pietra d'inciampo (Mt 21,42-44), cos� anche noi, con il nostro comportamento coerente, possiamo diventare anche pietra d'inciampo, laddove il messaggio di Ges� � rifiutato con lucidit�, e pu� diventare "odore di morte per la morte". E tuttavia questo ci deve mettere in profonda attenzione perch� non diventiamo ostacolo e paravento alla Parola. E per� non possiamo dimenticare che � sempre l'azione grandiosa di Dio che opera in noi perch� la Parola sia limpida e agli altri la Parola di Dio arrivi senza deformazione. Giovanni. 5, 33-39. Se leggiamo attentamente il testo di oggi, ci accorgiamo subito della frequenza della parola "testimonianza". Questa parola, immediatamente, evoca in noi qualcosa di giuridico, di legale. Certo, anche nel nostro linguaggio, assume questa accezione specifica. Ma nel Vangelo di Giovanni ha un significato pi� ampio e pi� profondo che il termine greco "marturya" non esprime completamente. Infatti Giovanni sta parlando da ebreo, perci� con un sottofondo che invia all'essenza della persona e all'intreccio delle relazioni. Testimonianza qui vuol dire "dare credito" incondizionato a Ges�. E c'� un crescendo di "testimonianze": da Giovanni Battista, alle opere di Ges�, al Padre, alle Scritture. Ma � bello anche accorgersi che Ges� non solo riceve testimonianze, ma le d�: al Padre, a Giovanni, a chiunque entra in relazione con lui, lasciandosi incontrare e chiamare. E' un darsi credito a vicenda, un fidarsi reciproco, un confermare la propria scommessa sul Signore, un riconquistare la validit�, il desiderio, la passione di una ricerca (" Signore, dove abiti?" "Ma chi andremo, Signore?"). Che bella parola - testimonianza- marturya! A dire la lealt� reciproca, l'appoggio, la speranza di verit�, la bellezza di un ritrovarsi, la passione del condividere e del partecipare. Offuscata, ma anche avvalorata, dal monito che Ges� ci lascia con rammarico: "Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce, n� avete mai visto il suo volto; e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a Colui che mi ha mandato". Questo richiamo � rivolto a tutti noi: -Davvero ascoltiamo la sua voce? -Davvero crediamo al Dio di Ges�? cio�: ci fidiamo di Lui? -Davvero la sua parola rimane in noi? Infatti non � questione di "scrutare", ma di accogliere, di lasciarci plasmare dalla sua Parola e dalla sua consolazione. Di buttarsi, anche nel buio. Teresa Ciccolini (Vangelo) |