Omelia (21-09-2014)
Monastero Domenicano Matris Domini
Commento su Fil 1,20-24.27

Collocazione del brano

Comincia la nostra lettura di Filippesi. Dopo l'indirizzo e i ringraziamenti iniziali, caratteristici dello stile epistolare (1,1-11), Paolo parla della sua situazione di prigioniero e del fatto che alcuni suoi detrattori, approfittando della sua mancanza annuncino il Vangelo per spirito di rivalità. Egli però si rallegra di tutto ciò, purché Cristo ne sia glorificato (1,12-20). Qui inizia il nostro brano, una famosa confessione di Paolo, in cui afferma il proprio desiderio di appartenere a Cristo e il sentirsi dibattuto tra il desiderio di morire ed esser unito per sempre a Lui, o di vivere e continuare ad essere a servizio del Vangelo.
Lectio

Fratelli, 20c Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.

Paolo vive una situazione di incertezza. Non sa se verrà condannato a morte o meno, ma vive questa terribile situazione inquadrata in un progetto più grande. Egli ha collaborato al piano di salvezza di Dio, quindi sa che tutto andrà a buon fine. Paolo e il mondo sono già stati salvati da Cristo e la sua vita o la sua morte avranno lo stesso esito: la glorificazione di Cristo stesso.
21Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.

Paolo si distacca dal modo di vedere la morte che caratterizzava i suoi contemporanei. Non la sfugge con orrore, come è naturale. Non la desidera quale liberazione dalle pene del vivere quotidiano, come si vede negli adepti di alcune dottrine filosofiche di tipo platonico. Per Paolo l'unica vera vita è l'essere unito a Cristo. Alla luce di ciò la vita di quaggiù e il morire vengono radicalmente relativizzati e paradossalmente la morte può divenire un guadagno.
22Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.

Da qui il dilemma di Paolo. Meglio vivere o morire? Morire vorrebbe dire unirsi al suo Signore in una piena comunione. D'altra parte continuare a vivere sarebbe di vantaggio per le sue comunità che ancora hanno bisogno della sua azione e della sua guida. Infine Paolo fa la sua scelta, si rende conto che è importante continuare a seguire i cristiani, perché si rafforzino nella fede.
27Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Forte di questa sua decisione Paolo esorta i Filippesi a continuare a vivere e a testimoniare con coraggio il Vangelo.
Meditiamo

- Ho mai provato anche io il desiderio di entrare in comunione con Gesù Cristo? Ci sono riuscito?

- Ho mai visto la morte come un guadagno? In quali situazioni?

- Cosa significa per la mia vita comportarmi in modo degno del Vangelo?