Omelia (13-07-2014)
Monastero Domenicano Matris Domini
Commento su Rm 8,18-23

Collocazione del brano

Continua la nostra lettura del capitolo 8 della lettera ai Romani. Siamo nella prima parte della lettera (capitoli 1-11) dedicata all'esposizione del Vangelo di Paolo. Il capitolo 8 in particolare è dedicato al tema dello Spirito che anima l'esistenza cristiana. I cristiani non sono più sotto il dominio della carne, ma in quello dello Spirito, la forza divina che opera nella storia umana ed è creatrice di quella pienezza di vita che è propria del futuro promesso da Dio. L'esperienza dello Spirito non è dunque di tipo estatico, come volevano alcuni gruppi del tempo, ma una presenza costante nell'oggi, che rimanda a un compimento futuro. La vita del cristiano è così calata nell'oggi, ma aperta nell'attesa al futuro.
Lectio

Fratelli,18 ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.

Nel versetto precedente Paolo aveva ricordato che se siamo figli di Dio siamo anche suoi eredi. Ciò significa partecipare alle sofferenze di Cristo e poi partecipare alla sua gloria. Di fatto Paolo e i cristiani di Roma stavano attraversando momenti di grande sofferenza, ma l'apostolo li rassicura dicendo che la gloria futura che li attende sarà ben più grande della loro attuale sofferenza.
19 L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

I versetti 19-25 rappresentano una delle pagine più importanti della teologia di Paolo. Si tratta della conseguenza logica di tutto il discorso teologico di Paolo. Il tempo presente, dopo la morte e risurrezione di Cristo tutto il mondo è in attesa della rivelazione definitiva di quanti sono stati resi figli di Dio grazie alla fede.
20 La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza

A diversità di tanti testi apocalittici non si parla di una nuova terra e di un nuovo cielo, ma del creato attuale. Il compimento delle promesse riguarda soprattutto l'umanità. La creazione è stata coinvolta nella situazione di peccato e perdizione dell'uomo. Il termine caducità traduce il termine mataiotes che indica il vuoto spirituale e l'insignificanza in cui l'adorazione degli idoli ha fatto sprofondare coloro che negano l'esistenza dell'unico vero Dio. Il cosmo è stato posto in questa situazione da Dio, in seguito alla disobbedienza di Adamo.
21 che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Anche gli esseri privi di intelligenza e quelli privi di vita che compongono la creazione vengono associati a questa attesa dell'umanità. C'è una mancanza che accomuna tutti, la finitezza, la caducità che avrà fine solo quando tutti i figli di Dio saranno entrati nella gloria che li attende.
22 Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.

C'è una situazione di sofferenza che dura sin dalla fondazione del mondo, ma non si tratta di una sofferenza sterile. E' come il dolore di una donna che sta per partorire, quindi porterà alla nascita di una vita nuova, sarà feconda di una nuova umanità.
23 Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Coloro che hanno aderito a Cristo nella fede possiedono già le primizie dello Spirito, cioè un'anticipazione della gloria futura e questo li aiuta a vivere nel tempo presente con gioia e speranza. Nonostante ciò anch'essi gemono nella sofferenza. Anche loro dovranno passare attraverso la morte prima che questa presenza dello Spirito si manifesti completamente.
Meditiamo

- Quali sono le sofferenze che come cristiano mi trovo a vivere talvolta?

- Il mio vivere mi sembra completamente felice o anche io sento che mi manca qualcosa alla pienezza di vita?

- Come si manifesta il mio essere figlio di Dio?