| Omelia (22-06-2014) |
| Monastero Domenicano Matris Domini |
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Commento su 1Cor 10,16-17 Collocazione del brano Nella prima lettera ai Corinti Paolo affronta alcune questioni che nella vivace comunità di Corinto provocavano non poche difficoltà. Una di queste era il mangiare o meno le carni degli animali che erano stati offerti agli dei pagani e che poi venivano poste in vendita al mercato. I cristiani più intelligenti ed emancipati le mangiavano senza farsi problemi. Le persone più semplici se ne facevano scrupolo e si scandalizzavano davanti al comportamento più disinvolto dei primi. Paolo raccomanda ai Corinti di avere a cuore queste persone più deboli e di non dare loro scandalo facendosi vedere a mangiare queste carni. Il principio che offre è quello della comunione. Chi mangia la carne sacrificata agli idoli entra in comunione con essi e con chi offre loro i sacrifici. Chi mangia la carne e il sangue di Cristo entra in comunione con Lui e con tutti coloro che mangiano insieme. Così risolvendo un problema della comunità di Corinto Paolo ci ha lasciato una delle più belle descrizioni dell'Eucarestia. Lectio Fratelli,16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Questo versetto è tutto posto all'interrogativo, in forma di domanda retorica, perché Paolo intendeva sottolineare le proprie affermazioni. Il calice della benedizione è il calice dell'Eucarestia. La benedizione era stata utilizzata da Gesù stesso nell'ultima Cena e proveniva dalle benedizioni previste per i pasti del popolo di Israele. Il termine comunione traduce la parola greca koinonìa, che indica propriamente la condivisione, la comunanza di un bene tra un certo numero di persone. Quindi in questo passo significa soprattutto la comunione tra i credenti che bevono allo stesso calice e mangiano lo stesso pane, il corpo e il sangue di Cristo. E' una comunione contrapposta a quella che caratterizza più sotto (v. 18) di coloro che mangiano la carne sacrificata agli idoli e sono in comunione con quelli che ancora adorano gli dei pagani. La comunione dei credenti invece è tra di loro e con il sangue di Cristo, cioè la sua morte in croce. Lo stesso vale per il pane che veniva spezzato durante la celebrazione dell'Eucarestia. 17 Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane. Paolo ci offre una chiave di interpretazione originale e molto importante. L'unico pane di cui mangiano i credenti, cioè l'unico corpo di Cristo, li mette in una condivisione tanto stretta che essi possono sentirsi un solo corpo. Questo corpo è la Chiesa. La Chiesa è un corpo unico armonizzato nelle sue diverse parti (confronta la celebre pagina di 1Cor 12,12-26), non tanto perché le sue parti sono solidali le une con le altre, ma perché esse compongono il corpo di Cristo. La comunità cristiana è il luogo in cui il Signore si manifesta e aggrega a sé nuovi membri. Meditiamo - Mi sento in koinonia con quanti partecipano con me all'Eucarestia domenicale? - Cosa significa per me appartenere al corpo di Cristo e alla Chiesa? |