| Omelia (13-07-2014) |
| padre Paul Devreux |
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Come abbiamo sentito domenica scorsa a Gesù è dispiace vedere il rifiuto che incontra il suo annuncio e ci racconta questa parabola che ci ricorda che chi ha accolto la sua buona notizia sono i piccoli, i bisognosi, e non i sapienti e gli intelligenti autosufficienti. Il seminatore sembra uno sprecone, perché butta il seme dappertutto, anche dove sa bene che non sarà accolto, come Dio che fa piovere sui buoni e sui cattivi. Rappresenta Dio che semina la sua Parola. I vari terreni rappresentano diversi atteggiamenti più o meno recettivi. Gesù non li descrive per accusarci o giudicarci, ma per mostrare quanto è buono Dio, giusto con gli ingiusti, generoso con gli ingrati, gratuito con tutti; non chiede nulla in cambio. Si limita a constatare che c'è un terreno buono, ricettivo, e noi sappiamo che è quello che è stato vangato e ribaltato. Io penso che questi terreni rappresentano le varie fasi della nostra vita. Solo quando ho vissuto un serio confronto con la povertà, la debolezza e la morte; solo quando la mia vita è stata ferita e ribaltata più volte, apprezzo la bellezza e capisco l'importanza di avere un Dio Padre, che mi prende per mano e cammina con me. Finché la strada è liscia e spianata, Dio sembra inutile. I sassi e i rovi, ci fanno riflettere un po', ma poi la vita riprende con le sue urgenze. La povertà e il confronto con la morte mi rendono mite e umile di cuore, contento di scoprire la presenza e la voce del Padre che Gesù vuole rivelarmi. |