Omelia (22-06-2014)
Gaetano Salvati


Gesù disse alla folla: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" (Gv 6,51). Nella sua storia, nella sua vita si è compiuta la volontà del Padre, per cui, in Lui, possiamo uscire dalle insidie del deserto, grande e spaventoso (Dt 8,15), dall'umiliazione e dalla fame (v.3) di una ricerca confusa della verità, e accostarci alla mensa del Suo corpo e sangue. Ora, Dio non manda più manne a risollevare momentaneamente le sorti del suo popolo (Gv 6,58); è Lui che si rende visibile nei segni del pane e del vino, e disponibile a dialogare con noi. In Cristo, infatti, vi è l'impegno da parte di Dio ad incontrare ciascuno di noi, per trasformare le nostre esistenze e ogni nostra supponenza, cioè l'orgoglio di illuderci di camminare con le nostre sole forze. In questo incontro reale con una persona viva, siamo chiamati a potenziare le nostre risorse per conformarci interiormente ed esistenzialmente al mistero che Egli celebra fra di noi. Ciò significa che l'eucaristia non altera quello che siamo realmente; piuttosto esalta la nostra vita nel bene, diveniamo presenza reale di Cristo nel mondo.

"Se uno mangia vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (v.51). L'iniziativa di Dio in Cristo Gesù non si ferma al dialogo, all'incontro, va oltre, quasi fino al paradosso: Dio si fa cibo per farci vivere, adesso, in Lui, per sempre. Sembra assurdo, ti sorprende: Dio non è l'Essere lontanissimo, è talmente vicino a noi che si lascia mangiare, assaporare, per farci pregustare la Sua vita.
Forse questo grande mistero d'amore può essere riassunto attraverso tre termini. Il primo, è stato accennato prima: Dio vuole incontrarci. Il secondo è la meraviglia, lo stupore per quello che Dio ha compiuto e compie per noi. L'ultima espressione riguarda più da vicino noi, ed è la nostra determinazione a mangiare la sua carne. Non ci avviciniamo inconsciamente alla mensa del Signore, abbiamo detto si a Lui, e ora siamo in cammino. La stessa carne nutre questo desiderio, e sostenta pure il nostro intento di farci pane e vino per i fratelli affamati e assetati di verità, di umanità, di santità. A volte qualcuno afferma che non è più meravigliato o determinato a frequentare i sacramenti perché Dio non ha trasformato in modo radicale la sua vita, perché si sente lo stesso peccatore di prima. Il corpo di Cristo non è una pillola magica, è il cibo dei lottatori, di quelli che hanno deciso di lottare, quotidianamente, contro ogni forma di egoismo per essere guariti dalle ferite inferte dal ripiegamento su se stessi.

Contro tutte le forme di idolatrie, noi ringraziamo l'unico vero Dio presente nell'eucaristia, che ha creato il mondo e che ha mandato il Figlio unigenito. Raduniamoci, mangiamo e inginocchiamoci dinanzi al Dio che si è inchinato verso l'uomo. Ringraziare significa anche adorare: credere che in un pezzo di pane c'è realmente Cristo, che dà senso alla nostra storia, a tutta la storia del mondo. Adoriamo il Signore continuamente. Prolunghiamo con la nostra vita la celebrazione eucaristica: solo in questo modo la nostra anima si nutrirà di pace, amore, speranza, fede. Amen.