| Omelia (27-04-2014) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Gv 20, 31 "Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome". Gv 20, 31 Come vivere questa Parola? Giovanni evangelista conclude il suo vangelo con una dichiarazione circa la selezione da lui compiuta riguardo ai segni, quegli eventi che gli altri evangelisti chiamano miracoli. Afferma di averne scelto solo alcuni tra tanti, ma che questi bastano per rafforzare il dono della fede in Cristo Gesù, il Signore risorto. Come a ribadire che non è la qualità o la quantità dei segni che fanno la fede. Pone questa frase dopo la narrazione dell'ultima tipologia di segni, quelli delle apparizioni. Al punto che possiamo immaginarci molte altre apparizioni inedite, ma avvenute, di Gesù trai i discepoli. Una frequentazione vitale del Signore risorto che in pochi giorni riesce a rincuorare i suoi e dar loro forza per continuare l'annuncio della buona notizia con rinnovato e rafforzato slancio. Giovanni, forse più degli altri evangelisti, sottolinea come la presenza fisica di Gesù in vita non aveva ancora trasformato e cambiato le menti dei discepoli: anche i più fedeli ed entusiasti continuavano a fare domande come quelle di Filippo... (Mostraci il padre e ci basta), o come quelle post mortem di Tommaso (Io non ci credo se non tocco con le mie mani..). La fisicità di Gesù non era stata prova sufficiente della sua divinità, così come la clamorosità dei segni, dei miracoli compiuti. Queste narrazioni selezionate delle apparizioni nascondono il segreto autentico dell'incontro con Cristo come Figlio di Dio, unico Salvatore del mondo: accorgersi di cosa implichi quella presenza nella tua vita, di come essa ti conduca ad una relazione che ti "ridice". Maria Maddalena vede Gesù nell'orto del sepolcro e non lo riconosce; dopo la domanda di Gesù "Chi cerchi?" e l'essere stata chiamata per nome, lo riconosce come Maestro ma non lo deve toccare, deve andare oltre. Tommaso si ostina nella sua incredulità e le parole del Risorto, disposto invece questa volta a lasciarsi toccare, gli tolgono ogni bisogno di ulteriore prova ed esclama "Mio Signore, mio Dio". Giovanni, dopo una notte di lavoro inutile e avendo accettato l'invito di un estraneo a tornare a pescare ancora anche se già giorno, sulla barca ormai piena di pesci e lontana dalla riva, riconosce nell'estraneo Gesù e lo chiama Il Signore! Signore, siamo così tanto duri che a volte nemmeno l'evidenza ci rassicura e rende più salde la nostra speranza, la nostra fede. Abbiamo bisogno di una relazione personale con te che "ridica" la nostra persona, la nostra vita. Abbiamo bisogno che la tua parola che crea, ci pronunci nuovamente e ci trasformi in creature nuove. Solo attraverso questa nuova generazione ti riconosceremo come il Signore. La voce di un papa dell'antichità Ci reca grande gioia quello che segue: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!". Con queste parole senza dubbio veniamo indicati specialmente noi, che crediamo in colui che non abbiamo veduto con i nostri sensi. Siamo stati designati noi, se però alla nostra fede facciamo seguire le opere. Crede infatti davvero colui che mette in pratica con la vita la verità in cui crede. San Gregorio Sr Silvia Biglietti FMA - [email protected] |