| Omelia (06-10-2002) |
| padre Paul Devreux |
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Mt 21,33-43 Anche oggi il Vangelo ci parla della Vigna che il Signore edifica per noi. Fa tutto il necessario perché non vi manchi nulla, dopo di che ce la consegna e se ne va, lasciandoci cosi piena libertà nel gestirla. L'unica cosa che domanda è la sua parte di raccolto: di quale raccolto trattasi, visto che si riferisce al Regno di Dio? D'amore, di fede, di speranza e di carità. Se ti do amore spero di ricavarne amore. Non è una pretesa ingiusta, o esagerata. Lo sarebbe se Dio promettesse la vigna solo a coloro che riescono ad amarlo e a fidarsi delle sue promesse. Ma qui è lui che prende l'iniziativa e ci dà la vigna dove stiamo già vivendo da anni. Ci siamo nati! Com'è possibile essere cosi ostili e diffidenti nei confronti di un Dio cosi? Tante volte è proprio il contesto in cui viviamo, le esperienze fatte, a renderci diffidenti, e questo ci rende diffidenti anche nei confronti di Dio. Vivo con la paura che Dio mi voglia togliere qualche cosa, per questo preferisco eliminarlo dalla mia vita. Penso che oggi il Signore, la sua Vigna non la voglia togliere a nessuno, ma c'è chi la rovina o la snobba. E' bello entrare in un paese e trovarvi la chiesa aperta e gente dentro a pregare. Trovarla vuota è già qualcosa, trovarla chiusa, o trasformata in un bar o qualcos'altro, è segno che tutto è finito. Andate in quei paesi e vedrete quanta tristezza e pesantezza c'è. Mi riferisco soprattutto al Nord-Europa. Signore aiutaci a vedere e ha tutelare le nostre ricchezze più vere. |