Omelia (13-04-2014)
fr. Massimo Rossi


Quest'oggi l'omelia non è prevista a motivo del lungo racconto del Vangelo.
Fra gli innumerevoli aspetti che la Passione di Matteo offre alla nostra riflessione, ho scelto la domanda che gli Apostoli rivolgono a Gesù all'esordio del racconto: "Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?": alla luce della plurimillenaria tradizione ebraica - se ne parla nel libro dell'Esodo e si fa risalire proprio all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto - la domanda dei Dodici è quantomeno singolare: la Pasqua ebraica si celebrava la sera del venerdì; e Gesù, la sera di quel venerdì, era già morto e sepolto... Dunque, a che cosa alludono gli amici del Signore con quella domanda? Quale pasqua celebreranno?
È la Pasqua dl Signore! non più il banchetto memoriale con il quale gli Ebrei rivivevano simbolicamente la notte della liberazione dalla schiavitù del Faraone, la notte in cui lo sterminatore passò ad uccidere i primogeniti dell'oppressore, fissata fin da quella notte il 14 del mese di Nisan. Gesù la sostituisce con la sua pasqua: è Lui che ora deve passare, è Lui che ora deve soffrire e morire; perché ora deve salvare non più Israele soltanto, ma l'umanità intera dalla schiavitù del peccato, con il sacrificio di sé.
L'agnello immolato ogni anno dal popolo eletto, ora, è il suo corpo tradito dai fratelli di fede, donato dal Padre celeste, offerto liberamente dal Figlio obbediente.
Così come Lui, anche noi che sopportiamo tradimenti, rinnegamenti, soprusi... siamo chiamati in nome di Cristo a lasciarci donare, offrendo liberamente noi stessi, financo a soffrire e a morire.
Se non moriamo un poco a noi stessi, neppure risorgeremo quel poco.
La pasqua di Cristo che tra sette giorni celebreremo nel segno della luce sia anche la nostra pasqua.