| Omelia (06-04-2014) |
| mons. Vincenzo Paglia |
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Commento su Ez 37,12-14; Gv 11,1-45 Introduzione Il racconto della risurrezione di Lazzaro è una delle "storie di segni" che racconta san Giovanni. Si tratta qui di presentare Gesù, vincitore della morte. Il racconto culmina nella frase di Gesù su se stesso: "Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me non morrà in eterno" (vv. 25-26). Che Dio abbia il potere di vincere la morte, è già la convinzione dei racconti tardivi dell'Antico Testamento. La visione che ha Ezechiele della risurrezione delle ossa secche - immagine del ristabilimento di Israele dopo la catastrofe dell'esilio babilonese - presuppone questa fede (Ez 37,1-14). Nella sua "Apocalisse", Isaia si aspetta che Dio sopprima la morte per sempre, che asciughi le lacrime su tutti i volti (Is 25,8). E, per concludere, il libro di Daniele prevede che i morti si risveglino - alcuni per la vita eterna, altri per l'orrore eterno (Dn 12,2). Ma il nostro Vangelo va oltre questa speranza futura, perché vede già date in Gesù "la risurrezione e la vita" che sono così attuali. Colui che crede in Gesù ha già una parte di questi doni della fine dei tempi. Egli possiede una "vita senza fine" che la morte fisica non può distruggere. In Gesù, rivelazione di Dio, la salvezza è presente, e colui che è associato a lui non può più essere consegnato alle potenze della morte. Omelia Con la resurrezione di Lazzaro l'evangelista ci conduce al culmine dei "segni": l'impossibile vittoria della vita sulla morte. Gesù ha perso un amico e, nonostante il pericolo di morte, si avvia ugualmente verso Betània per salvarlo. Non fugge la morte, né quella dell'amico né la propria. A differenza di lui, noi ci nascondiamo, fuggiamo davanti alla malattia e alla morte. Quando è vicino alla casa dell'amico morto e vede il dolore straziante delle sorelle, anche lui scoppia a piangere. Gesù non è un eroe impassibile. Tuttavia, il confronto con la morte anche se drammatico non lo ferma. E venuto per combatterla e per sconfiggere il suo dominio sugli uomini. Il corpo di Lazzaro è stato messo nella tomba e viene chiuso con una pietra pesante. Non e più possibile far nulla, neppure per Gesù! Questa è almeno la convinzione comune, anche delle sorelle. Gesù ha guarito i malati ma non ha ancora risuscitato i morti. Rivolto a Marta dice: "Chi crede in me, anche se muore, vivrà". E stando ritto davanti alla pietra pesante chiama a voce alta l'amico: "Lazzaro, vieni fuori!". La parola di Gesù è più forte anche della morte. Lazzaro, che pure era morto, sente la parola amica di Gesù e si mette a camminare. Il Vangelo scioglie dalle paure, dal peccato e dalla morte. |