| Omelia (16-03-2014) |
| mons. Roberto Brunelli |
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E li condusse su un alto monte La seconda tappa del percorso quaresimale punta l'attenzione sulla benevolenza di Dio verso l'uomo, da lui invitato a condividere la sua stessa vita. Il primo chiamato, in quell'avventura che collega ebrei e cristiani, è stato Abramo (prima lettura, Genesi 12,1-4); dopo di lui, i suoi discendenti; ma ora, dice Paolo nella seconda lettura (2Timoteo 1,8-10), l'invito si è esteso a tutti gli uomini. Dio "ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo". E appunto il brano evangelico odierno (Matteo 17,1-9) lascia intravedere la dimensione morte-vita in cui il divino Maestro intende coinvolgere chi si affida a lui. Lo fa', riferendo un episodio della vita di Gesù, chiarissimo nel significato ma lontano dalla comune esperienza; per questo è esposto attraverso una trama di simboli e rimandi su cui non sarà inutile qualche delucidazione. Un giorno Secondo momento della trasfigurazione: accanto a Gesù Dopo l'intermezzo dell'entusiasmo di Pietro, che vorrebbe fissare per sempre quella visione, il terzo momento dell'episodio vede l'intervento proprio del Padre, la cui voce designa Gesù come L'invito trova particolare vigore oggi: all'inizio della quaresima, chi intende seguirne il percorso non può non intensificare l'ascolto della perenne parola di Gesù, luce del mondo. Nel contempo guarda alla Pasqua, cui lo stesso Gesù rimanda con l'ordine dato ai tre apostoli: |