Cacciato
La prima domenica di quaresima ci presenta Gesù nel deserto, condotto lì proprio dallo Spirito e per una ragione chiarissima: essere tentato. In realtà il verbo greco utilizzato è ekballei che letteralmente vuol dire "spingere" o "cacciare". Gesù quindi non è stato invitato dallo Spirito a sottoporsi alle tentazioni ma letteralmente "cacciato" nel deserto. Sembra quasi violenta come immagine, come se insomma non avesse scelta. In effetti le tentazioni che vivrà Gesù sembrano proprio un passaggio obbligato per tutti noi cristiani.
Chi non inciampa quotidianamente in egoismi, smanie di potere, invidie, deliri di onnipotenza, orgoglio? Una vita buona e vissuta alla luce del Vangelo non è quella che si sottrae a queste tentazioni anzi proprio la nostra fede spesso ci sottopone con forza (ci "caccia") dentro queste situazioni. La chiave di lettura che ci offre Gesù è invece la capacità di aggrapparsi sempre alla Parola di Dio soprattutto in quei momenti di debolezza e sconforto. Essa è la risposta a tutti i nostri dubbi. La Parola di Dio è ristoro alle nostre membra stanche e appesantite. Gesù al tentatore che usa proprio la Parola di Dio per tentarlo risponde a tono mostrando che quei precetti per Lui non sono regole mnemoniche ma stile di vita. Lui col Padre ha un rapporto intimo e personale e non ha bisogno di intermediari, ciò che invece vuole proporre il tentatore (ti do io potere e ricchezze...in nome di Dio). No Lui e il Padre sono una cosa sola e non occorre chiedere ad altri.
La comunità di Matteo scrive questo brano nel proprio Vangelo perché i cristiani di quelle comunità a cui si rivolgevano erano fortemente intimoriti dalle conseguenze che seguire Gesù aveva portato loro. Erano tutti giudei che in qualche maniera erano passati dalla Legge Mosaica ad una nuova religione che ancora destava molti sospetti, soprattutto dopo la morte in croce del leader. I Giudei li accusavano di tradimento e intimavano loro di convertirsi perché stavano ritardando l'arrivo del vero Messia a causa dei loro peccati. Molti di loro erano dunque fortemente combattuti se rimanere o no nella nuova Via o tornare all'ovile da cui erano partiti. La tensione interna doveva essere parecchio forte e molti lasciavano rimanendo traditori per i giudei e traditori per i futuri cristiani, insomma finivano in un limbo d'infelicità e distanza da Dio Padre.
Ecco perché la comunità di Matteo apre il capitolo 4, cioè l'inizio della vita pubblica del maestro proprio con le tentazioni. Mostrando il combattimento che lo stesso Gesù ha affrontato per primo e sottolineando l'importanza di istaurare con Dio una relazione autentica e personale senza i filtri religiosi e istituzionali.
Gesù questo messaggio lo dice anche a noi oggi! Dio Padre vuole entrare in relazione con noi. Lui ama toccare il nostro cuore non solo con le parole ma con tutto se stesso. Il nostro è un "Dio Touch" che più che assumere il ruolo di distributore automatico di miracoli è un portatore sano di vita vera, di vita piena. Lasciamoci tentare da una vita in Lui, ne vale la pena, credici!
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