Omelia (16-02-2014)
Monastero Domenicano Matris Domini
Commento su 1Cor 2,6-10

Collocazione del brano

Il brano di questa domenica segue direttamente quello di domenica scorsa. Paolo ha appena affermato che la sua predicazione non si era basata su artifici retorici o sulla sapienza umana che ai Greci (e quindi ai Corinti) piacevano tanto. La sua predicazione si era basata sulla croce di Cristo, testimoniata direttamente dalla situazione di povertà e di malattia di Paolo. La fede dei Corinti così era nata non grazie alla sapienza, ma era scaturita dalla croce di Cristo, grazie alla potenza dello Spirito Santo, che avevano potuto agire grazie alla povertà di Paolo. Ora Paolo recupera la categoria della sapienza, trattando della vera sapienza quella che si inserisce all'interno dell'agire di Dio.

Lectio

6 Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla.

Paolo cambia qui registro. Egli riprende il vocabolario dei filosofi greci, parla di perfetti, di sapienza, di mistero. E' uno dei meriti di Paolo, quello di essere riuscito a spiegare il mistero della fede degli israeliti con le parole della filosofia greca, dando a questo mistero un veicolo più degno per essere diffuso in tutto il mondo allora conosciuto. Le categorie di pensiero ebraiche infatti non potevano sostenere una discussione dialettica, un dialogo di approfondimento che trovasse un punto di contatto con la ragione umana.

In questo versetto troviamo però anche una punta di ironia. Egli parla di "perfetti". Perfetti si definivano i membri di un gruppo di credenti che affermavano di possedere una conoscenza superiore agli altri, da loro denominati in senso dispregiativo psichici. Tale conoscenza riguardava il mondo divino e i destini eterni dell'uomo ed era stata elargita loro da un dono particolare di Dio. Paolo è contrario a questo stile esoterico di interpretare la verità cristiana e cerca di mettere in chiaro le cose.

La vera sapienza è stata svelata ai veri perfetti, cioè a quanti hanno lasciato agire in sé lo Spirito Santo (e tra di loro Paolo mette anche se stesso). Essi solo possono parlare di sapienza in senso proprio. Di che sapienza si tratta? Paolo incomincia a dire di cosa non si tratta. Non è una sapienza di questo mondo, non è umana, non appartiene ai dominatori di questo mondo. Costoro sarebbero i grandi della terra (Pilato, Erode, Caifa) che hanno condannato Gesù, ma la cui potenza non è eterna quanto quella del figlio di Dio. Per altri commentatori i dominatori sarebbero le potenze demoniache che hanno introdotto nel mondo il male e la morte e cercano di sviare gli uomini dal seguire il Dio della vita.

7 Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Paolo dice ora qualcosa di questa sapienza. Essa appartiene a Dio, è contenuta nel suo disegno eterno, elaborato prima della creazione del mondo e che aveva come obiettivo la glorificazione di tutte gli esseri umani, cioè la loro partecipazione alla gloria di Dio (niente di elitario dunque). Questo disegno di glorificazione è rimasto nascosto.

8 Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

La sapienza di Dio era nascosta, ma qualcuno l'ha potuta conoscere. Tra chi non l'ha conosciuta vi sono i dominatori di questo mondo, cioè coloro che furono responsabili della morte di Gesù. Non è che sia stato negato loro di conoscere la sapienza. Piuttosto con la loro durezza di cuore non hanno voluto aprirsi alla sapienza e a riconoscere che Gesù era davvero il Signore della gloria.

9 Ma, come sta scritto: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano»
.
Libera combinazione di Isaia 64,3 e Geremia 3,16 o citazione dell'apocrifo Apocalisse di Elia. L'affermazione è chiara: l'amore nei confronti di Dio apre gli occhi, l'orecchio e il cuore. La sapienza si rivela a quanti sono disponibili ad accoglierla.

10 Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Paolo e i veri perfetti si sono messi in ascolto e lo Spirito Santo ha rivelato loro tutto quello che dovevano conoscere della vera sapienza di Dio. Non c'era messaggero migliore dello Spirito Santo, poiché Egli conosce meglio di chiunque altro le profondità di Dio, ciò che di più intimo e nascosto è nel cuore del nostro Creatore.

Meditiamo

- Mi è mai capitato di sentirmi superiore agli altri perché avevo compreso qualcosa del mistero di Dio?
- Di quale tipo è la gloria che Dio comunica a quanti lo amano?
- Mi metto a disposizione del Signore per comprendere la sua sapienza?