Omelia (15-09-2002)
padre Paul Devreux
Mt 18,21-35

L'atteggiamento del servo di questa parabola mi scandalizza, eppure, se Gesù la racconta, significa che riscontra questo tipo d'atteggiamento intorno a se, e quindi in noi. Sono forse anche io come questo servo? Possibile che anch'io sia cosi ingrato?

Questo servo mi scandalizza perché non usa misericordia agli mentre la pretende. Io riseco ad usare misericordia? Riconosco che perdonare non mi è facile, ma non è quello che mi chiede il Signore.

Dio non mi chiede di perdonare per ottenere il suo perdono. Dio mi perdona e considera che ciò dovrebbe portarmi a perdonare gli altri; e se questo è vero, il "Padre nostro" è tradotto male. Ciò che mi chiede il Signore è di comportarmi con gli altri come lui si comporta con me. Quindi mi sembra che il vero problema non è se io riesco a perdonare ma se mi rendo conto di quanto sono perdonato. Se mi sento giusto, se penso che non faccio del male a nessuno, non posso capire la logica di questa parabola, perché non mi riguarda. Se invece, mi rendo conto di quanto sono perdonato, sarò comprensivo nei confronti degli altri. Questa parabola è scritta per chi si rendo conto d'essere debitore per lo meno del dono della vita, e del dono della vita di Gesù. Posso pagare questo debito?

Nella parabola, il debito del servo è chiaro, e quindi è logico che deve usare misericordia, ma io mi rendo conto d'essere debitore nei confronti del Signore? Riesco a vedere le sofferenze che provoco negli altri? Se riesco a vederlo, sarà molto più facile per me essere comprensivo e misericordioso nei confronti dei miei creditori.

Signore aiutami a vedere i miei debiti; donami di poter riconoscere il mio peccato.